Archivi del mese: ottobre 2012

Il Festival dell’incompetenza

Quando nel ‘97 la Tuborg decise di provare ad ostacolare il fenomeno dell’Heineken Jammin’Festival fu scelta la struttura dell’Italsider a Bagnoli. La volontà di creare un grosso Festival in un area così degradata fu accolta dai media e dal pubblico in maniera talmente calorosa che si gridò subito al miracolo, complici nomi del calibro di Davide Bowie, Vasco Rossi, NOFX, Edoardo Bennato, Litfiba e Timoria.

Nel 1999 probabilmente il festival toccò l’apice con sei giorni di programmazione e 41 concerti di nomi come Aerosmith, Lenny Kravitz, Jethro Tull, Carmen Consoli, Gianna Nannini, Black Crows, Pfm, The Wailers, Creed, Afterhours e Subsonica.

Dal 2000 cominciano i problemi sulla sede e di sponsor, con la Tuborg che lascia il festival e che verrà sostituita dalla Carpisa solo nel 2005 (che lascerà il festival solo quattro anni dopo). Ci si sposta prima all’Arenile, poi stadio San Paolo, parco Virgiliano, Arena Flegrea/Mostra d’Oltremare e infine, di nuovo, nel 2011, nell’area dell’Italsider a Bagnoli.

Negli anni la qualità della line-up è cominciata a decrescere nonostante ospiti di tutto rispetto. Ospiti però, che sono stati classificati come datati e poco appetibili per il target giovane visti i pochi biglietti venduti. Esemplare nel 2011 la necessità di arraffare disperatamente pubblico attraverso Groupon o con la formula ambientalista “se compri 1biglietto e porti 10 bottiglie di plastica hai un biglietto omaggio”, proposta solo qualche giorno prima dell’inizio del festival e che fece -giustamente- incazzare quei pochi aficionados che avevano comprato il biglietto senza sconti.

L’impressione è che,complice la politica e l’età avanzata degli organizzatori, si sia persa la sensibilità nel comprendere i gusti di una città che nel frattempo si distaccava dal periodo delle posse, dei centri sociali e da tutti quei clichè del pseudo-risorgimento bassoliniano.

Per questo motivo quest’anno il festival si farà a Giffoni Valle Piana. A più di 100kilometri da Napoli, con una line-up che si preannuncia ancora più moscia degli altri anni: headliners i Dinosaur Jr. che, proprio a sottolineare il loro scarso appeal sul pubblico nazionale, saranno in Italia per questa unica data.

Da qui nasce la mia riflessione, provando magari ad allontanarmi da quelli che sono i soliti discorsi tipo: “Qua è la solita merda/non funziona niente/dovete morire tutti”. In termini puramente economico-analitici, per un’azienda privata che vede i propri numeri crollare anno dopo anno, cambiare il quadro dirigenziale è necessario. In questo caso invece, si è spostato tutto lontano dalla città, a sottolineare quasi che la colpa non sia di chi organizza un festival così scadente in termini di proposta, ma del pubblico.

Facile scaricare colpe su chi non ne ha. Altrettanto facile giustificare i propri fallimenti addossandoli ad altri. La gravità conseguenziale porta però a creare la figura del napoletano pigro e troppo disattento per poter seguire i concerti. Fatto smentito immediatamente se si considerano le difficoltà “oggettive” per un cittadino, tipo la mancanza di mezzi pubblici efficienti (in termini di frequenza delle corse ed orari), mancanza di parcheggi o, al contrario, abbondanza di parcheggiatori abusivi laddove si trovano locali o aree adibite per i live.

In effetti è paradossale come, a tracciare certi (falsi) bilanci, siano stati, negli anni, sempre gli stessi personaggi mediocri (tu chiamali se vuoi…”promoter”) cresciuti all’ombra del Vesuvio e consapevoli della loro stessa incompetenza.

Innamorati solo della musica dei loro amici, tanto quanto chi si compiace delle proprie puzzette.

Uno degli ospiti più illustri di tutta la storia del Festival cantava in una canzone:

“L’Impero della musica è giunto fino a noi
carico di menzogne
mandiamoli in pensione i direttori artistici
gli addetti alla cultura…
e non è colpa mia se esistono spettacoli
con fumi e raggi laser
se le pedane sono piene
di scemi che si muovono.”

…Che sia la volta buona per mandarli tutti a casa?

[Pubblicato il 15 maggio 2012]

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I fratelli scemi di quelli di Scampia

Diciamoci la verità, non è per vittimismo. Tutti gli stati confinanti con superpotenze hanno il complesso del “fratello scemo”. Vedi il Canada con gli Stati Uniti, il Belgio con la Francia, l’Italia con il Vatica…no. No, non lo scrivo perché in questo periodo oltre ai gabbiani girano un sacco di corvi, allora meglio spiegare. La sindrome del “fratello scemo” a soffrirla di solito è colui che ha un fratello (maggiore o minore poco importa), di gran lunga più brillante o che comunque, gode di maggiori privilegi. Essere un fratello scemo non significa essere menomati o limitati intellettivamente. Vuol dire che, per quanto possiate fare del vostro meglio con impegno, onestà ed abnegazione, se avete un fratello che in quel contesto risulta migliore di voi, allora sarete sempre indicati dalle malelingue come il “fratello scemo di…”.

Io sono di Secondigliano e mi sento il fratello scemo di un abitante qualsiasi di Scampia.

Spesso i giornali confondono i due quartieri. Prima della faida e di Gomorra (segnato come l’anno zero di questi posti per alcuni giornalisti ma vissuto come l’undici settembre per chi ci vive) Scampia era ricordata solo per le Vele. Persino il carcere e la metropolitana venivano “assegnate moralmente” a Secondigliano.

Come se la geografia non contasse.

“Ed il carcere di massima sicurezza va…-rullo di tamburi-…a SECONDIGLIANOOOO!”.

Applausi! Mmh, no.

Da allora il dato è stato sovvertito del tutto da un punto di vista principalmente quantitativo.

Al di là delle problematiche comuni che affliggono i due quartieri (entrambi formano il mercato di spaccio di droga più grande d’Europa e il rione-cuscinetto tra i due quartieri, il rione Don Guanella, è il più grande deposito di auto rubate dell’intera città) ciò che emerge dalle brevi ricerche fatte dal sottoscritto, emergono dati terrificanti per gli abitanti di Secondigliano.

Quello che verrò a scrivere qui non è un attacco agli abitanti di Scampia, a cui mi sento particolarmente vicino (anche loro possono considerarsi, parafrasando Peppe Lanzetta: “figli di un dio minore”).Vivere a Scampia non è di certo facile, ma può rappresentare un punto d’orgoglio che noi, secondiglianesi, non possiamo permetterci. Ciò che vorrei sottolineare è solo l’azione populistica e meschina di politici sempre più attenti a ciò che fa notizia e sempre più distratti verso le esigenze delle persone.

Vi è un campo di calcio d’ultima generazione, ma manca l’illuminazione per le gare in notturna, si chiama “Ottorino Barassi” e si trova in via cupa dell’Arco. Vi disputano le finali del Torneo delle Regioni, ma solo fino a quando c’è la luce del sole. Ogni volta che chiedo ai politici della zona come mai non ci siano i fari mi lasciano intendere, in maniera poco velata e discreta, che non si può fare perché “data la presenza ravvicinata della villa del boss Di Lauro, non vi è permesso mettere riflettori che poi infastidirebbero…”. Alla fine, parlando con un dirigente del Coni,proprietario del terreno su cui sorge il campo, mi ha spiegato in maniera molto chiara che in realtà non è possibile installare l’illuminazione per mancanza di fondi da parte del comitato regionale. Quindi tutta la storia del boss che non vuole le partite di sera è una storia buona solo per alimentare certe leggende. Ma fosse solo questo…

Oltre al campo “parzialmente agibile” non vi è una squadra di calcio che rappresenti il quartiere nemmeno in terza categoria. L’unico sport che ha una squadra a Secondigliano è il C.S. Secondigliano ma, neanche a farlo apposta, gioca le partite interne al Palastadera di Poggioreale per mancanza di una struttura nel quartiere.

Scampia ha visto la presenza di due campioni (Ferrara e Cannavaro) all’inaugurazione del proprio campo, la scuola calcio ha come testimonial una “Iena” di Italia1 e, negli ultimi tempi, persino Maradona è apparso in una videoconferenza per salutare gli abitanti del quartiere.

Se il divario fosse solo sportivo forse con l’aiuto di qualche privato si potrebbe cominciare a progettare qualcosa, ma anche culturalmente il gap è abissale.

A Secondigliano vi è una splendida biblioteca (la “Guido Dorso” in piazza Zanardelli), ma è chiusa da anni per mancanza di fondi. Non c’è un cinema, un teatro, una piazza telematica. La stazione della metro è prevista per il 2014, quella di Scampia è stata inaugurata nel 1995: 19 anni per fare 1,5km. Ma attenzione, è prevista semplicemente perché in quella direzione si arriva all’aeroporto di Capodichino. Se non fossimo capitati su quella traettoria ci saremmo dovuti accontentare della linea bus R5, una linea piena “di storia, cultura ed arte” sarcasticamente parlando.

C’è un parchetto pubblico ed una struttura per l’aggregazione dei giovani (“Sandro Pertini” in piazza di Nocera). Stop.

Mi piacerebbe scrivere sul perché una via principale come il corso Secondigliano sia stata, negli anni, oggetto di rifacimento dallo scarso senso pratico ed estetico. Però, rileggendo queste differenze col quartiere limitrofo, mi vien da pensare che, seppur fratelli nella malasorte, ci sia stata una disparità di trattamento tra gli abitanti di Scampia e noi, abitanti di Secondigliano. Fratelli scemi di fratelli non proprio fortunati.

[Post pubblicato il 2 giugno 2012] 14 giugno]

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Meglio Gigione che Anastacia

Quando leggi certi notizie non sai se intristirti o rallegrati. Rileggo di nuovo tutto con estrema attenzione, avrò letto male. E invece no.

Anastacia in tour: 8 luglio San Pietroburgo/10 luglio Montreaux Jazz Festival/12 luglio Udine/15 luglio AFRAGOLA.

Erano gli anni del ginnasio quando in radio ascoltai per la prima volta una sua canzone. Ero convinto che fosse la solita americana di colore pronta a farci capire quanto amasse il rythm’n’blues, le sue radici e l’altra solita sfilza di nozioni rese dei luoghi comuni dallo showbiz. Fu grazie ad uno special della buonanima di Mtv che scopriì che faccia teneva e la cosa non mi stravolse più di tanto. In effetti mi faceva lo stesso pessimo effetto dei Depeche Mode, degli Iron Maiden e di Sal Da Vinci. Però, prima che succeda, sarebbe bello farle sapere qualcosa.

“CIAO NAPLI, IO MOTTO FELICI DI ESERE QUI! IO AME PIZA!”

Diteglielo ad Anastacia che ad Afragola non c’è alcuna traccia di quella Napoli conosciuta al Festivalbar, della pizza e dell’odore di iodio proveniente dal mare. Che al massimo arrivano gli odori acidi dell’inceneritore di Acerra e della Fiat di Pomigliano. Qualcuno la avverta che Afragola non è vicina a nessun lungomare-liberato, e che quella è la città di Bassolino, del “frustino” e del gelato della Scimmietta. Spiegatele che piazza del Plebiscito è già stata affittata da Ligabue e da Laura Pausini e che a lei andare allo stadio comunale Moccia, arrangiandosi come tutti i figli dell’hinterland che da anni ricevono solo munnezza e calci in testa. Gli stessi figli della provincia che, per smemorata rivalsa, hanno creato l’eventone scordandosi delle polemiche riguardanti il concerto di Elton John al Plebiscito coi soldi dell’Unione Europea (750mila euro) e che nemmeno in questo caso tarderanno a piovere da tutte le parti.

Intanto io, dopo mesi di letture sull’argomento, deciso di cominciare il progetto di giardinaggio occupandomi della minuscola lingua di terra sotto la mia finestra. Con buona pace degli amici diretti al mare e di quelli che in vacanza ci sono da una vita (powered by: mammina e babbuccio), ho pensato che sarà molto divertente passare le giornate facendo qualcosa di veramente utile e rilassante. Magari immaginandomi in futuro a bordo di un trattore mentre canticchio “La campagnola” di Gigione.

[Post pubblicato il 30 giugno 2012]

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Esami a Luglio

E’ un mondo difficile.

Me ne rendo conto quando la sessione estiva è ormai alle porte. Quando il sonno tranquillo delle notti invernali lascia il posto a risvegli bruschissimi dovuti ad incubi e pensieri funesti.

“E’ oggi l’esame? Vuoi vedere che ho sbagliato a segnare l’orario? Dove tengo il libretto? A che ora devo scendere per arrivare in orario in facoltà?”

Ho una terribile nostalgia dei primi anni 2000. Dei film con Stefano Accorsi, del mese di luglio passato tra “Mtv Summer Hits” e una partita di calcetto. Di Valeria Rossi, de La Mosca, degli Jarabe de Palo, degli Underdog Project, Sergent Garcia e dei tormentoni odiati/amati/odiati e infine amati per sempre come le prime storie d’amore. Nostalgia dei due mesi di vacanza, dell’odore del mare calmo, dei cornetti alle 6 di mattina, dei Winner Taco. Nostalgia dell’amicizia “vera”, quella adolescenziale, fatta di discorsi sull’Universo, di timide ubriacature e prese di posizioni nette. Ma soprattutto nostalgia di quella convinzione che ci rende supereroi per pochi attimi, almeno fino a quando cominciamo a crescere.

 

Felicità a momenti e futuro incerto

L’afa a via Foria è più forte che mai. Al semaforo salgono vampate di calore dai sampietrini roventi. A via Foria non si sente l’odore del mare, però ci sta il chiosco fuori il tribunale che fa una spremuta d’arancia che ti fa tornare indietro nel tempo e ti fa ricordare quei fossi che scavavi sul bagnasciuga fino a quando non trovavi l’acqua. Era bello osservare la gente che ci finiva dentro mentre bevevi una OranSoda.

Che bella infanzia e che adolescenza maledetta. Avessi la possibilità cambierei tutto. Ma forse proprio no.

Con certa calma, sonata di vento. Nostra piccola vita e nostro grande cuore (con tanti e soddisfacenti afammok)

[Post pubblicato il 4 Luglio 2012]

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