L’industria pornografica è la F.I.A.T. dei nostri tempi

Ti laurei in un Ateneo prestigioso, fai un master da migliaia di euro, uno stage in una multinazionale. Tempo e denaro spesi dietro un’idea, un sogno da realizzare per la tua e la soddisfazione dei tuoi genitori.

Ma ora c’è la crisi. Capisci che hai sbagliato tutto. Amicizie, studi e persino il look.

Un giorno accendi la tv e scopri che al posto della Marcuzzi c’è Briatore che si fa chiamare Boss in “The Apprentice”. Cioè, io mi laureo, non una ma due volte, pago un master (minimo 10mila euro), faccio due stage, imparo 4 lingue, cucino thailandese con la pentola wok, riesco a scendere di casa in 45 secondi e tu, cosa mi offri? Un anno di lavoro dal Billionaire, “il maggior punto di ritrovo del jet set internazionale”!

(clicca qui per sapere a cosa sto pensando)

Ok, parliamone. Perché a me viene da ridere se penso agli anni spesi sui libri per poi lavorare un anno al Billionaire. Sono queste le regole del mercato? C’è crisi? Ma per quelli come me quand’è che è passata la crisi, tu mi sapresti rispondere amico Flavio che dall’alto guardi il mare?

E intanto cominci a provare una strana sensazione, di disagio. Eh si, mentre tu instauravi un rapporto amoroso con la moka per studiare di notte c’era la signora M.i.l.f. che faceva le facce tristi per qualsiasi cuollo di cazzo. Lei è una persona umile? Che dramma! Lei è una persona povera? Che disdetta! Lei non è diventata una velina? Misericordia! La signora dice di essere una giornalista, chiama “colleghi” i direttori di giornali nazionali e spesso gli da pure del “tu”. Gente che quando ti incrocia in redazione ti fulmina con lo sguardo nonostante sia tu a gestire il loro blog personale. Bello, no?

Allora, prima di porti la domanda giusta e farla finita (magari andandotene altrove), decidi di cambiare. Tu, che hai vissuto vent’anni nella pornocrazia ti accorgi solo adesso che l’unico modo per vivere decentemente in questo paese è prostituirsi. Trovarti un pappone che ti difenda in ufficio in cambio di favori. Sessuali o intellettuali poco importa, la pornocrazia è prostituzione e se non ti sai vendere (paradossalmente) ti fotti da solo.

Vent’anni fa le pornostar entravano in parlamento dopo aver fatto qualche centinaio di film e aver raggiunto la popolarità facendosi montare da cavalli e minotauri vari. Invece in questi ultimi vent’anni passati a giocare alla playstation, qualcuno s’è fregato il tuo futuro. Ed ora diventa prima economista, poi showgirl ed infine pornoattrice. Come ci si sente? Bene, e tu?

Tu cambi, perché te lo dice il Premier. Te lo fa capire chiaramente quando si rivolge alle generazioni future, quelle che ancora si possono salvare. La tua, dice, ormai è persa. Troppo anestetizzata per essere salvata. Irrecuperabile, come Wilson in “Cast Away”(clicca qui per vedere il video).

E tu? Cosa pensi di fare quando realizzi che l’industria pornografica è la F.I.A.T. dei questi tempi?

Cambia canale, cambia atteggiamento, cambia percorso, cambia sogni, cambia tutto e in fretta, perché è questo che ci vuole per entrare nel mondo del lavoro. Guarda la Tommasi, guarda Tassinari de “La pupa e il secchione”(se proprio ci tieni clicca qui e vedi come si riduce un laureato di 35 anni). Guarda l’Italia. Ma scordati il mestiere dei tuoi sogni. Il professore, l’avvocato, il commercialista, l’impiegato, il poliziotto, il giornalista: mestieri destinati a scomparire come l’impagliatore di sedie, il calzolaio e l’orologiaio. Qui si fa solo porno.

Il futuro è lì ad aspettare. Da lontano sembra la torre Agbar di Barcellona perché enorme, ma è un cazzo d’acciaio a cui la mia generazione sta dando le spalle. Che ci si dia o meno al porno, si sa già dove colpirà.

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2 commenti

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2 risposte a “L’industria pornografica è la F.I.A.T. dei nostri tempi

  1. fra3fra

    Ho la vaga sensazione che tu abbia maledettamente ragione!

  2. Il Komboloi

    complimenti per l’articolo, mi permetto di postarti il mio blog, così da poter avere uno scambio di idee…buon lavoro

    http://ilkomboloi.wordpress.com/

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