Un paese che non tutela i bambini è un paese del cazzo

I dati  possono colpire solo gli occhi e le menti più attente, soprattutto in un periodo in cui regna il qualunquismo di massa. Ogni unità, quando si parla di argomenti come “affidamento/adozioni”  ha dietro una storia quasi sempre paradossale e sconvolgente. E nonostante questo sia il paese del sensazionalismo, si continua a non parlare di un’emergenza così forte e traumatica. In quest’ultima settimana mi sono passate davanti un bel po’ di storie. Riporto le tre che mi hanno colpito di più senza soffermarmi troppo sui particolari. Superflui almeno in questo caso.

Rita non è Belen. Aveva 11 anni quando due compagni di classe la trascinarono con la forza nell’aula di scienze della scuola e, tenendola distesa a terra, la denudarono e palpeggiarono pesantemente. Due anni dopo, sarà trascinata da un altro branco di cinque ragazzini, anch’essi compagni di scuola e amici d’oratorio, in una cantina vicino casa e violentata da quattro di loro: lei, non ancora quattordicenne, si confida alle amiche, poi alla catechista dell’oratorio. Non viene creduta. Non viene preso alcun provvedimento. Viene bollata come “ragazza dai facili costumi” perché non può essere che capitino sempre a lei certe cose.

    Succede sempre così, che siano i bambini ad andarsele a cercare.

Ovidio non è Silvio. Ha 17 anni e vive in casa con la madre, il fratellastro ed il patrigno che puntualmente lo riempie di botte. Il giorno prima di trasferirsi in una casa famiglia viene ucciso dal patrigno dopo una lite furibonda che interessa tutte le stanze della casa. Ovidio scappa, urla, ma in cucina viene raggiunto e colpito con un mattarello. La sua morte era già prevista. Scontata. Ecco perché Vespa non ne ha preparato un plastico. Perché era una storia già sentita.

 “Mi basterebbe essere padre di una buona idea”

Niccolò non è Nicole. Ha perso improvvisamente la sua unica figlia di due anni. E’ orfano al contrario. Ha dato il nome di questa ad un’associazione che supporta e promuove progetti legati al mondo dell’infanzia, poi ha ricominciato a fare quello che gli riusciva meglio: scrivere e cantare canzoni (tipo questa). Non si è fermato. Ha chiamato a raccolta tutti quegli amici che gli sono stati vicino nei momenti più difficili ed è ripartito. Una buona idea per reagire davanti alla perdita di una figlia.

Prima di Padova e del filmato che ha turbato milioni di persone, il tema degli affidamenti, delle battaglie tra genitori che si contendono i figli come se fossero oggetti, era considerato come un argomento marginale. Roba da non sbattere in prima pagina sui principali quotidiani nazionali. Prima di Leonardo c’erano (ci sono e ancora ci saranno) migliaia di storie peggiori che riguardano minori segnati per sempre dai problemi familiari. La secondarietà della materia lo si nota sia nel dibattito della società civile sia, e ancor più, nel dibattito istituzionale e nelle decisioni che competono a chi ha assunto funzioni pubbliche. Lo dimostrano i numeri: il fondo per le politiche a favore della famiglia è stato ridotto da 220 a 51 milioni di euro, quello per le politiche giovanili da 130 a 13, quello per le pari opportunità da 50 a 17, quello per l’inclusione degli immigrati azzerato. Inoltre secondo l’ISTAT sono oltre centomila i ragazzi che ogni anno abbandonano definitivamente e prematuramente gli studi. Sono il 18.8% (dati 2010) della popolazione scolastica italiana in età adolescenziale, ma nelle regioni meridionali del Paese tale percentuale cresce al 30.3%, il che vuol dire che quasi 1 ragazzo su 3 non conclude la sua formazione, come è suo diritto e, come esigono gli ordinamenti attuali, almeno con un diploma che lo abiliti a esercitare una professione. Cifre da paese sottosviluppato o che si è sviluppato male. Perché si, al di là delle cifre, delle cifre economiche o delle considerazioni in merito, un paese che non tutela i bambini è proprio un paese del cazzo.

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