I fratelli scemi di quelli di Scampia

Diciamoci la verità, non è per vittimismo. Tutti gli stati confinanti con superpotenze hanno il complesso del “fratello scemo”. Vedi il Canada con gli Stati Uniti, il Belgio con la Francia, l’Italia con il Vatica…no. No, non lo scrivo perché in questo periodo oltre ai gabbiani girano un sacco di corvi, allora meglio spiegare. La sindrome del “fratello scemo” a soffrirla di solito è colui che ha un fratello (maggiore o minore poco importa), di gran lunga più brillante o che comunque, gode di maggiori privilegi. Essere un fratello scemo non significa essere menomati o limitati intellettivamente. Vuol dire che, per quanto possiate fare del vostro meglio con impegno, onestà ed abnegazione, se avete un fratello che in quel contesto risulta migliore di voi, allora sarete sempre indicati dalle malelingue come il “fratello scemo di…”.

Io sono di Secondigliano e mi sento il fratello scemo di un abitante qualsiasi di Scampia.

Spesso i giornali confondono i due quartieri. Prima della faida e di Gomorra (segnato come l’anno zero di questi posti per alcuni giornalisti ma vissuto come l’undici settembre per chi ci vive) Scampia era ricordata solo per le Vele. Persino il carcere e la metropolitana venivano “assegnate moralmente” a Secondigliano.

Come se la geografia non contasse.

“Ed il carcere di massima sicurezza va…-rullo di tamburi-…a SECONDIGLIANOOOO!”.

Applausi! Mmh, no.

Da allora il dato è stato sovvertito del tutto da un punto di vista principalmente quantitativo.

Al di là delle problematiche comuni che affliggono i due quartieri (entrambi formano il mercato di spaccio di droga più grande d’Europa e il rione-cuscinetto tra i due quartieri, il rione Don Guanella, è il più grande deposito di auto rubate dell’intera città) ciò che emerge dalle brevi ricerche fatte dal sottoscritto, emergono dati terrificanti per gli abitanti di Secondigliano.

Quello che verrò a scrivere qui non è un attacco agli abitanti di Scampia, a cui mi sento particolarmente vicino (anche loro possono considerarsi, parafrasando Peppe Lanzetta: “figli di un dio minore”).Vivere a Scampia non è di certo facile, ma può rappresentare un punto d’orgoglio che noi, secondiglianesi, non possiamo permetterci. Ciò che vorrei sottolineare è solo l’azione populistica e meschina di politici sempre più attenti a ciò che fa notizia e sempre più distratti verso le esigenze delle persone.

Vi è un campo di calcio d’ultima generazione, ma manca l’illuminazione per le gare in notturna, si chiama “Ottorino Barassi” e si trova in via cupa dell’Arco. Vi disputano le finali del Torneo delle Regioni, ma solo fino a quando c’è la luce del sole. Ogni volta che chiedo ai politici della zona come mai non ci siano i fari mi lasciano intendere, in maniera poco velata e discreta, che non si può fare perché “data la presenza ravvicinata della villa del boss Di Lauro, non vi è permesso mettere riflettori che poi infastidirebbero…”. Alla fine, parlando con un dirigente del Coni,proprietario del terreno su cui sorge il campo, mi ha spiegato in maniera molto chiara che in realtà non è possibile installare l’illuminazione per mancanza di fondi da parte del comitato regionale. Quindi tutta la storia del boss che non vuole le partite di sera è una storia buona solo per alimentare certe leggende. Ma fosse solo questo…

Oltre al campo “parzialmente agibile” non vi è una squadra di calcio che rappresenti il quartiere nemmeno in terza categoria. L’unico sport che ha una squadra a Secondigliano è il C.S. Secondigliano ma, neanche a farlo apposta, gioca le partite interne al Palastadera di Poggioreale per mancanza di una struttura nel quartiere.

Scampia ha visto la presenza di due campioni (Ferrara e Cannavaro) all’inaugurazione del proprio campo, la scuola calcio ha come testimonial una “Iena” di Italia1 e, negli ultimi tempi, persino Maradona è apparso in una videoconferenza per salutare gli abitanti del quartiere.

Se il divario fosse solo sportivo forse con l’aiuto di qualche privato si potrebbe cominciare a progettare qualcosa, ma anche culturalmente il gap è abissale.

A Secondigliano vi è una splendida biblioteca (la “Guido Dorso” in piazza Zanardelli), ma è chiusa da anni per mancanza di fondi. Non c’è un cinema, un teatro, una piazza telematica. La stazione della metro è prevista per il 2014, quella di Scampia è stata inaugurata nel 1995: 19 anni per fare 1,5km. Ma attenzione, è prevista semplicemente perché in quella direzione si arriva all’aeroporto di Capodichino. Se non fossimo capitati su quella traettoria ci saremmo dovuti accontentare della linea bus R5, una linea piena “di storia, cultura ed arte” sarcasticamente parlando.

C’è un parchetto pubblico ed una struttura per l’aggregazione dei giovani (“Sandro Pertini” in piazza di Nocera). Stop.

Mi piacerebbe scrivere sul perché una via principale come il corso Secondigliano sia stata, negli anni, oggetto di rifacimento dallo scarso senso pratico ed estetico. Però, rileggendo queste differenze col quartiere limitrofo, mi vien da pensare che, seppur fratelli nella malasorte, ci sia stata una disparità di trattamento tra gli abitanti di Scampia e noi, abitanti di Secondigliano. Fratelli scemi di fratelli non proprio fortunati.

[Post pubblicato il 2 giugno 2012] 14 giugno]

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4 risposte a “I fratelli scemi di quelli di Scampia

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