La qualità della vita di Erri De Luca

Ogni anno l’autorevole  “Il Sole 24 Ore” pubblica un’ analisi, classificando le città italiane in base al tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero. Criteri oggettivi di chi è abituato a statistiche e numeri in generale. Per la cronaca è la città di Bolzano a stracciare tutti posizionandosi sulla vetta, sul podio anche Siena e Trento. Ultima Taranto. E Napoli?

Napoli penultima. E subito scatta la rissa.

Neoborbonici che accusano i giornalisti del Sole 24 Ore di non avere il bidet a casa, tifosi che bruciano un auto a caso in segno di intolleranza al giornalismo, i politici invece, che non sanno cosa rispondere dinanzi ai loro evidenti fallimenti, invocano l’intervento degli intellettuali. E come al solito, i presunti intellettuali scendono in campo come tanti soldatini in prima linea. Il primo, e finora unico degno di nota, è Erri De Luca.

Piccola parentesi: De Luca di base mi è sempre stato sul cazzo. Ad uno che si fa chiamare “Erri” come ogni figlio di buona famiglia di Chiaja/Posillipo, ho sempre preferito uno che si fa chiamare Peppe, come Lanzetta, cresciuto in mezzo alla strada e che racconta una realtà di Napoli che è quella che poi emerge anche nelle statistiche e nelle classifiche dei giornali. La vera Napoli, cruda e senza troppi filtri. Comunque, De Luca, letto l’articolo dalla sua casa di Roma (perché sì, il nostro “paladino” non vive a Napoli da un bel po’) ha subito dichiarato:

“Ignoro i criteri di valutazione ma dubito che siano adeguati allo scopo. C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città
che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco. […]Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada. Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un “Ma faciteme ‘o piacere”. Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare.”

Frase finale degna di un film di Totò e ragionamento figlio dei peggiori stereotipi che proprio chi è nato in questa città non dovrebbe avere.

Senza troppo vittimismo, io, al signore che viene da Roma, vorrei spiegare che in alcuni quartieri c’è davvero il coprifuoco. Che la geografia non consola se la vedi dall’Asse Mediano e che l’ironia se la può permettere lui e soltanto lui che vive lontano da posti in cui il livello di disoccupazione e tumori è il più alto d’Italia, dove i trasporti pubblici stanno fallendo (vedi chiusura consorzio Unico e affini) e la criminalità continua ad avere un ruolo di primo piano nella società.

Insomma, non ci sarebbe un cazzo su cui essere ironici Erridelù. Se volevamo un commento del genere chiamavamo Caterina Balivo o Patrizia Pellegrino. Un giorno, semmai a “Il Sole 24 Ore” volessero misurare la qualità della vita nelle città italiane attraverso le cartoline stai sicuro che una telefonata la faranno pure a te. Però tu, Erridelùxe, se vuoi davvero fare qualcosa per questa città e la cosa migliore che ti riesce è ‘sta strunzata, fa ‘na cos, statt’ zitt.

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