L’oro di Napoli

“Ci stanno facendo morire come le pecore, lentamente”

Ogni volta che leggo il nome di Raffaele Del Giudice mi viene in mente la scena di Biutiful Cauntri in cui lancia un sasso in un lago di percolato, dimostrando dinanzi all’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che la discarica di Taverna del Re (Giugliano) non era assolutamente a norma.

Dal periodo di Biutiful Cauntri Del Giudice è diventato prima presidente campano di Legambiente e poi, primo subentrato del mandato di De Magistris. E’ lui il sostituto di Raphael Rossi alla guida dell’Asìa. Rossi fu liquidato dal Sindaco perché denunciò pressioni da parte dell’amministrazione comunale, sollevò anche il caso specifico di alcune assunzioni discutibili e per questo fu mandato a casa pochi mesi dopo essere stato chiamato a Napoli.

Non ho mai capito come, in una periferia già falcidiata dalla faida più sanguinosa degli ultimi vent’anni, potesse esserci anche l’impero dell’ecomafia più potente di sempre. E ancora oggi, l’unica cosa che mi spinge a non abbandonare la trincea e a fuggire, è il coraggio di persone dal volto comune. Uno di questi volti l’ho ritrovato proprio oggi, casualmente, sulla parte cittadina di un quotidiano nazionale. Nonostante siano passati degli anni (era il 2008 quando vidi il docu-film uscito un anno prima) e il suo percorso l’abbia portato ad incarichi sempre più di responsabilità, continua a dare risposte oneste e franche.

C’è una domanda nell’intervista fattagli che spiega tutto. Sia l’onestà del personaggio che l’attitudine a fare grosse promesse da parte dell’amministrazione comunale. Gli si chiede a che punto si è con la differenziata, visto che secondo l’amministrazione si doveva essere già al 90%.

«A dicembre siamo arrivati al 27%»

A questa risposta ripenso a quella parte civile di napoletani che, come me, salutarono favorevolmente l’avvento del sindaco/principe arancione. Ripenso alle navi piene di immondizia che salpano per l’Europa del nord, a quei 181 euro a tonnellata spesi dal comune per poter imbarcare i rifiuti che qui non riusciamo a smaltire (e che paghiamo con la Tarsu) e che altrove diventano risorse preziose come l’oro, ma soprattutto penso alla Terra dei Fuochi e alle sue 1200 discariche abusive finora censite e mi convinco che qualcuno, piuttosto che perdere consensi, ci lascerà morire come gli agnelli in Biutiful Cauntri.

Biutiful-Countri

 

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1 Commento

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Una risposta a “L’oro di Napoli

  1. E questo è quello che sappiamo. Come dicevano a X-Files, la munnezza è là fuori.

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