Marò, che tarantella!

Nel momento in cui scrivo, i due militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dovrebbero essere già atterrati in India, come stabilito dal permesso speciale di due settimane concessogli dalla corte giudiziaria dello stato del Kerala.

A differenza di ciò che in questi anni hanno scritto i giornali italiani, il diritto marittimo internazionale considera «zona contigua» il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione. Secondo i dati recuperati dal GPS della petroliera italiana e le immagini satellitari raccolte dal Maritime Rescue Center di Mumbai, l’Enrica Lexie si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, nella cosiddetta «zona contigua» e non in acque internazionali come si voleva far credere inizialmente. Tesi che giustificherebbe quindi il comportamento dell’India nei confronti dei Marò.

Ma per quale motivo su una petroliera si trovavano due soldati della Marina Militare Italiana -stipendiati da un intero paese- piuttosto che qualcuno appartenente ad una compagnia militare privata?

Perché i due fucilieri del San Marco arrestati in India per omicidio fanno parte della squadra antipirateria della nostra marina. Un nucleo di sessanta militari che scorta i mercantili italiani che attraversano il golfo di Aden, in Gibuti.

E qui si scopre che il colonialismo non è mai finito, anzi.

In Gibuti sorgerà una base militare tutta italiana per contrastare la pirateria. Per convincere la piccola repubblica africana il governo ha inserito un piccolo “regalo” nell’ultimo decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero. Mezzi militari per un valore di 430 mila euro all’esercito gibutiano. Nel decreto del governo si fa riferimento a un accordo quadro tra Italia e Gibuti firmato dieci anni fa. Un memorandum sulla cooperazione nel settore della difesa, siglato il 30 aprile 2002 e ratificato dal Parlamento italiano un anno più tardi. Un trattato che prevedeva espressamente la cessione gratuita di materiali militari. Consuetudine frequente nelle relazioni internazionali con paesi in via di sviluppo, spesso con l’obiettivo di pubblicizzare le nostre industrie belliche. Insomma, un accordo «destinato ad avere un impatto favorevole sugli imprenditori del settore» come spiegava la relazione tecnica presentata dieci anni fa a Palazzo Madama. Per attuare quel memorandum, però, il Parlamento aveva autorizzato una spesa molto minore di quella prevista oggi. Poco più di 20mila euro annui. Ad anni alternati.

Negli anni successivi all’attacco dell’11 settembre, il Corno d’Africa finisce al centro dell’attenzione mondiale per un altro fenomeno: quello della pirateria. Nel 2006, dopo la caduta delle corti islamiche di Mogadiscio, nel golfo di Aden si intensifica l’attività dei pirati somali. Nel 2008 iniziano gli sforzi internazionali per contrastare il fenomeno. Tre anni fa le Nazioni Unite autorizzano un’operazione militare – denominata Ocean Shield – per proteggere i convogli che attraversano quel tratto di mare. Gibuti diventa ancora una volta un territorio di primaria importanza. Da qui, infatti è possibile controllare lo stretto marittimo di Bab el-Mandeb, tappa obbligata per i mercantili che attraversano l’area, dove ogni giorno passano oltre tre milioni di barili di greggio.

E così nell’ultimo decennio diversi paesi occidentali hanno provato a radicare le propria presenza nella zona. La Francia ha trasferito nella Repubblica di Gibuti la più grande base militare d’oltremare. Costo dell’operazione, 34 milioni di dollari dal 2003 al 2011. Da qualche anno inoltre la repubblica africana è divenuta il maggior beneficiario degli aiuti allo sviluppo Usa di tutta l’area sub-sahariana. Persino il Giappone ha recentemente inaugurato una base militare a Gibuti. L’unica base al di fuori dei propri confini.

maro_latorre_spara_fb--400x300

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...