Mennetta e la difesa più forte del quartiere

Difficilmente il filo di chi racconta si incrocia con la storia che dovrebbe raccontare. In questo caso però è così. Riguarda la prima parte della mia adolescenza che tutto sommato, oggi, posso definire discretamente bella.

Ogni volta che arrestano Mennetta mi tornano in mente le partite a calcetto giocate contro lui e la sua squadra di “aret a’venell” alle spalle della piscina che si affaccia sul Corso Secondigliano, quasi come se fossi incapace di provare odio per quello che un tempo, prima di credersi un boss ciccione come quelli dei “Soprano’s”, era un adolescente del quartiere come me.

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Noi, quelli di via cupa dell’arco, avevamo anche il nostro stadio: il campetto della scuola media Pascoli. Talvolta sfidavamo i ragazzi del Terzo Mondo o quelli delle palazzine Celesti sui loro campi, ma quasi sempre le partite erano interrotte a causa degli smerciatori delle piazze adiacenti che dovevano correre da una parte all’altra del campo per sfuggire a Polizia o Carabinieri.

Ogni cognome di quella squadra, ogni singolo giocatore, ogni via, ogni struttura (come la già citata “Pascoli“) è stata protagonista di un episodio poi riportato nei vari libri o articoli scritti su quella che altrove è chiamata superficialmente faida, ma che qui è chiamata “a’uerr”.

A’uerr come la difesa di quella squadra, invidiata da tutto il quartiere per forza, tecnica e velocità. In porta c’era Mimmo, terz’ultimo figlio di una famiglia dal cognome pesante, morto a 14 anni in un incidente con una moto che non avrebbe potuto portare. Mimmo era il nostro Peruzzi. In difesa c’eravamo io, (che a 12 anni già ero alto 1,80),  Giuseppe che era preciso come Cafù, ed Emanuele che aveva la grazia di Thuram. E anche se di lì a qualche anno il destino avrebbe deciso di scindere la mia vita dalla loro, posso assicurare che quei ragazzi fino a quel momento non avevano ancora subito l’imbruttimento della vita di strada. Eravamo poco meno che adolescenti e tutto ciò che ci importava era giocare.

Con l’arresto di Mennetta si riaprono le domande che ogni tanto mi esplodono in testa come bombe. Chissà, se i media e le istituzioni si fossero accorti di questo quartiere prima della faida, cosa sarebbe successo.

Se vivendo una vita normale (intesa come vita in cui non mancano le occasioni e le possibilità di scegliere), magari sviluppando quella che era la passione comune, qualcuno di loro/noi sarebbe diventato un calciatore professionista o avrebbe almeno evitato di finire sotto terra o in galera.

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1 Commento

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Una risposta a “Mennetta e la difesa più forte del quartiere

  1. un po’ cio’ che avviene ai Tamburi o in citta’ vecchia da noi.occasioni sprecate per socializzare in maniera costruttiva per mancanza delle istituzioni locali.

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