Negare la causa dei tumori in Campania è come negare l’olocausto

Renato Balduzzi è un professore di diritto Costituzionale all’Università Cattolica di Milano. Come ci sia finito a fare il Ministro della Salute dovremmo chiederlo a Monti, magari via Twitter, sicuri di una sua non-risposta come quasi tutte le mail inviate ai professori universitari.

Che questo governo tecnico, così come quello che l’ha preceduto, ci abbia abituato a risposte meno istituzionali di un tempo è ormai un dato di fatto.

“La mortalità per tumori tra Caserta e Napoli è superiore ai valori dell’intera Italia con tassi particolarmente elevati per tumori di fegato, laringe, trachea-bronchi e polmone, prostata, vescica. Nella parte meridionale della Provincia di Napoli e nella parte settentrionale della Provincia di Caserta, precedenti studi hanno mostrato eccessi di mortalità per numerose cause, in particolare oncologiche, nonché eccessi di prevalenza alla nascita di malformazioni congenite”.

Fino a qui, oltre a renderci conto che ci troviamo dinanzi ad una Chernobyl 2, tutto (relativamente) ok se non fosse per la parte conclusiva del rapporto. Sotto accusa gli stili di vita dei campani che contribuiscono all’insorgere di malattie croniche quali sedentarietà, eccesso di peso e fumo.

“In particolare  sono da segnalare alte prevalenze di sedentari, fumatori e scarsa adesione ai programmi di screening oncologici. Pochi lavori si sono occupati di pratiche illecite di smaltimento dei rifiuti, urbani e/o speciali, quali l’abbandono e la combustione incontrollata. Non c’è nesso causale accertato tra l’esposizione a siti di smaltimento di rifiuti e specifiche patologie, ma potenziali implicazioni sulla salute non possono essere escluse”.

Ora, oltre a questa sorta di negazionismo tanto caro ai regimi totalitari, di cosa parla Balduzzi? Di quali screening oncologici farnetica?

E’ di ottobre 2012 la notizia della chiusura del centro trapianti dell’ospedale Cardarelli di Napoli perché infetto. Inoltre, giusto per ricordarlo al Ministro,  8 trapiantati su 10 della nostra regione sono curati fuori dalla Campania per inadeguatezza delle strutture. Dimostrazione concreta che non si tratta di mancata adesione ai programmi di screening, ma di scarsa possibilità di prevenire (e curare) tumori. Quindi sì, andare ad Aversa, nella Terra dei Fuochi e fare dichiarazioni simili è un po’ come andare ad Auschwitz e negare l’olocausto.

Piccola aggiunta postuma che ha poco a che fare con l’argomento in questione, ma che preferisco inserire lo stesso perché credo che sia un episodio “divertente”, tipico della politica italiana attuale: nel 2010, l’allora ministro del governo Berlusconi, Renato Brunetta, definì Caserta e Napoli come “cancro sociale per l’Italia”. In prossimità della presentazione delle liste per le elezioni, Brunetta è come probabile candidato nel collegio “Campania 2” che comprende anche Caserta e la sua provincia.

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