Il bar California sul quadrivio (23-1-96)

Che fosse un tentativo malriuscito di rendere la periferia più vicina al centro del mondo lo capivi dal fatto che vicino al “California” dell’insegna non c’era scritto bar, ma Milchbar. Non milk-bar come moda anglofona richiederebbe. Ma milchbar, in un tedesco buttato lì così, senza motivo apparente. Per il resto era un normalissimo bar-coloniali-tabacchi di periferia con qualche tavolino, una vetrina con qualche scatola di caramelle Perugina ed un Tartufone della Motta, un videogioco del calcio e il flipper degli Acchiappafantasmi.

Il Milchbar California stava sul quadrivio di Secondigliano. In pratica era il primo approdo per i viaggiatori che dalla periferia si spostavano verso il centro e l’ultimo bar per quelli che dal centro si spostavano verso la provincia nord. Era pieno ad ogni ora a tal punto da sembrare il bar di un aeroporto che in realtà stava proprio dall’altra parte del corso Secondigliano.

Io facevo la quinta elementare e la mia dipendenza da videogames era così forte che papà mi riempiva di mazzate ogni volta che mi beccava a giocarci. Per lui i circoletti ricreativi e i bar di zona erano luoghi da evitare, per me erano occasioni per farmi qualche amico.  Amavo il bar California soprattutto perché non rientrava nel suo raggio d’azione.

Quel pomeriggio di gennaio stavo giocando a pallone dietro casa quando sentii  la botta. Era lontana ma io e gli altri capimmo subito che non si trattava della solita cipolla sparata dopo Natale. La prova certa che le nostre intuizioni erano credibili fu il faro che illuminava la nostra strada-campetto che si spense pochi istanti dopo lo scoppio. Questione di minuti e le sirene di ambulanze, vigili del fuoco e polizia riempirono l’aria come una voce disperata.

Quando arrivammo sul posto non mi resi conto di cosa fosse potuto succedere. Ricordo solo che la mia attenzione era tutta diretta su quel Milch appeso nel vuoto e il videogioco del calcio sciolto dall’incendio. Della voragine di 20 metri, delle fiamme alte più di 15 metri e delle urla non mi importava molto, anche se i miei amici ne sembravano molto affascinati. Io pensavo al mio record sul videogioco che mi rendeva ancora molto orgoglioso.

Mi resi conto della gravità dell’episodio soltanto il giorno dopo a scuola. La maestra ci fece dire una preghiera per le persone scomparse, poi passò ad accarezzarmi, forse perché sembravo il più provato di tutti. Finsi dispiacere, come se un bambino di nove anni e mezzo potesse davvero provare dolore per una sciagura che non gli apparteneva.

Tornando a casa una domanda mi portò quasi alle lacrime: in quale bar sarei dovuto emigrare per giocare ai videogames senza incappare in mio padre?

quadrivio

Annunci

1 Commento

Archiviato in Blog

Una risposta a “Il bar California sul quadrivio (23-1-96)

  1. Gennaro

    Io ero lì a meno di 200 metri😢vidi tutto, ricordo tutto e ogni 23 gennaio ricordo quel tragico evento anche perché è il mio compleanno. Non si può dimenticare il 23 gennaio 1996

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...