Archivi del mese: febbraio 2013

Ho nostalgia del futuro

Hanno vinto tutti, eppure esulta solo chi ha perso. Ha vinto la polemica, la spaccatura perenne, la tarantella portata all’estremo anche quando magari la domanda o il pensiero iniziale aveva tutt’altro significato. Ha vinto chi urla di più. Hanno vinto tutto, anche il triplete delle cazzate.

Abbiamo perso tutti. I sacrifici, le lauree, i master, le idee, le start-up, le lacrime, le chiavi di casa, i messaggi di Whatsapp, le notifiche di Facebook, le telefonate, i tag. Abbiamo perso la memoria. Abbiamo perso tutto.

Ho nostalgia del futuro, mi mancano i sogni, mi manca il sonno, mi manca il tempo. Passo le notti a combattere l’ansia del giorno dopo, a rivoltarmi nel letto, a cercare di convincermi che qualcosa di buono per me in questo posto c’è ancora. A volte mi credo depresso, a volte mi credo pazzo, a volte non mi credo nemmeno io. Mento a me stesso come fanno tutti quando non hanno voglia di ascoltare la propria coscienza che gli grida di scappare. Ma stringo ancora le chiappe, i denti, gli occhi e i pugni, perché in fondo la mia felicità è ancora qui, perché (r)esisto.

tempo-fugge

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Io voto per loro

Mal sopporto chi infonde paura come forma di controllo.  Provo molto meno fastidio verso il sostenitore prezzolato di un partito che insiste nella sua cieca causa di convertire qualcuno al suo credo.

Eppure, in questa guerra Santa chiamata “campagna elettorale” sono spuntati come funghi, tutti convinti che le loro doti di influencers mediatici abbiano elezioni-politiche-2013-002sortito l’effetto sperato: infondere la paura che se a vincere dovesse essere Grillo, dovremmo prepararci ad un nuovo ventennio totalitarista come quello di Mussolini.

A questo punto mi incazzo e comincio a diventare polemico.

Cazzarola! Scomodare Gramsci senza rendersi conto che all’epoca del fascismo c’era ancora lo statuto Albertino mentre oggi abbiamo una Costituzione creata appositamente per evitare che si ritorni ai regimi totalitari è da caproni. Giocare con l’indecisione e l’ignoranza altrui, sperando magari che la paura diventi virale come una frase di Fabio Volo è da leghisti (quindi sempre caproni).

Tra oggi e domani mi recherò al seggio ed il mio voto sarà solo un modo costituzionale, garantito e trasparente di andare nel culo a voi e alle vostre becere convinzioni da manipolatori di ‘stocazzo.

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La differenza tra un ultrà ed un sostenitore di partito

Non c’è, è inutile che fate. Teneva ragione Churchill.

Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

E’ incredibile come, dinanzi alla possibilità di un cambiamento reale, il tutto si tramuti in una disputa tra fazioni. Certo, siamo il paese dei patrizi e dei plebei, dei Guelfi e dei Ghibellini, dei Montecchi e dei Capuleti, di Baggio e Del Piero e non separarci per qualunque questione è davvero un’utopia. Tutto sempre portato all’estremizzazione del pensiero, alla rissa verbale, al confronto poco intellettuale e molto mnemonico di quello che dicono gli altri che appoggiamo.

Mi viene da pensare a quelli ancora incerti, a quelli che non sanno ancora per chi votare, a quelli che avevano pensato ad uno ma che alla fine tergiversano ancora per paura di sbagliare. Poveri noi, costretti ad aprire la porta a Testimoni di Geova della politica pronti a convertirci al loro credo, a rappresentanti della Folletto che vogliono venderci il loro candidato smacchia-guai.  Tutti, senza distinzione alcuna, pronti a ripetere cose sentite da qualcun altro, magari ripetute pure male, che perdono di significato se estrapolate, decontestualizzate. Come i gruppi organizzati allo stadio quando ripetono i cori del capo-ultrà irto sullo scaletto col megafono in mano. Tutti pronti a battersi fino all’ultimo sangue per dimostrare che la loro scelta è la migliore possibile.

Magari fosse così. Magari esistesse una sola scelta giusta.                                       Magari esistesse una sola Italia.

LUPI E LEONI

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Mariarca e le tette di Maria Nazionale

All’apice del dominio dei Di Lauro, in Mezzo all’Arco c’era una donna soprannominata Maria Nazionale per via dell’incredibile somiglianza fisica con la cantante. Erano gli anni in cui piazza Zanardelli ospitava la festa del Giglio come a Nola, Barra e la vicina Casavatore, con cantanti neomelodici e big della musica nazionale che ormai non si cagava più manco Paolo Limiti: da Tullio de Piscopo a Tony Esposito, passando per i Cugini di Campagna e Corona (sì, proprio quella di “Rhythm of the night”). Senza contare Mario Merola ed un Biagio Izzo che faceva ancora parte del duo “Bibì & Cocò”. Gigi D’Alessio, da poco passato all’ italiano con “Scusami” on air su tutte le radio nazionali, vi partecipò più per riconoscenza nei confronti degli organizzatori che altro: arrivò coi suoi camion, fece montare le sue luci e dopo 30 minuti scarsi di canzoni se ne andò lasciando tutti con l’amaro in bocca.

Quando Maria Nazionale venne a cantare la sua “Ragione e sentimento” era già una star per via dell'”altra” Maria, madre di Giuann o’cavallar (soprannome derivato non dalla sua passione per i cavalli, ma perché abilissimo nei cavalli di ritorno), la quale intratteneva rapporti con vari personaggi della zona, tra cui anche Ciruzzo o’millionario. Ma questa è una cosa che ho scoperto dopo. Per me, quella Maria Nazionale, era solo la vicina di casa di Mariarca.

Veder cantare in tv la Maria Nazionale (originale) mi riporta infatti ai momenti in cui andavo sotto la finestra di Mariarca, la ragazzina per cui impazzivo all’epoca. Mariarca era vicina di casa della Maria pezzotta e spesso trovavo quest’ultima affacciata alla finestra proprio di fianco a quella dove si affacciava Mariarca. Allora non ci pensavo perché avevo circa undici anni, ma quel suo dondolarsi, con la testa che a tratti sì e a tratti no usciva dalla finestra mi era sempre parso un tantino strano, per gli strani gridolini sommessi che emetteva e soprattutto perché spesso sembrava poggiare le sue tette enormi senza reggiseno sul freddo marmo della finestra. Una volta vidi un uomo alle sue spalle di molto più alto di lei che la faceva dondolare sempre più forte, fino a farla rientrare definitivamente con la testa in casa dopo i soliti sussulti e sbuffi. Anche in quel caso non potei interpretare l’accaduto per insufficenza di cultura sessuale, ma cominciai a sospettare qualcosa. Quando capiì smisi di andare sotto al balcone di Mariarca. Anche perché lei nel frattempo si era fidanzata con Egidio o’recchiolone ed io non avevo tanta voglia di veder dondolare anche la sua testa come quella di Maria Nazionale.

tette

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