Città amara

Avevo quattordici anni quando subiì la prima rapina. Ero a piazza Cavour con due miei amici del ginnasio. Avevo ricevuto il mio primo cellulare (un Ericsson t10 color giallo senape) giusto un mese prima. Il tizio che spuntò dai giardinetti aveva un coltello da cucina ed era abbastanza aggressivo. Cedemmo istantaneamente. Sul bus, tornando a casa, piansi: avevo appena scoperto che la rabbia e la paura avevano soppresso ciò che restava della mia infanzia.

NapoliQualche anno dopo fui minacciato con una siringa sporca di sangue nel chiostro di Santa Chiara da un tizio abbastanza a’rota da non permettere contrattazioni del tipo “prenditela solo con me e lascia stare lei”. Ero seduto sul muretto in compagnia di una mia amica del liceo . Nessuno dei due ebbe il tempo di realizzare cosa stesse accadendo che il bastardo s’era già allontanato con un portafogli (il mio) ed un cellulare (della mia amica).

Anche se il bottino è andato via via scarseggiando, da allora di rapine ne ho subite altre tre sempre nel cuore della città, in pieno giorno, nell’indifferenza generale. Mai una denuncia, solo tentativi di intavolare trattative tra me ed il criminale di turno.

I minorenni che in questi giorni denunciano di voler lasciare la città dopo aver subìto delle rapine mi fanno ripensare a quell’impotenza sorda che ti prende in quel preciso momento. Si può sopravvivere benissimo in qualsiasi città, ma l’imbruttimento dovuto all’odio non si cancella così, quello sarà indelebile come un marchio a fuoco.Vorrei essere crudele, gridare fujetevenne, ma mi manca il coraggio. Vorrei usare le parole giuste per fermare chi vuole lasciare una città tanto amara, ma mi rendo conto che restare qui è una missione, non un obbligo.

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1 Commento

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Una risposta a “Città amara

  1. Il problema della criminalità a Napoli è che quello che ti deruba è un napoletano come te. È parte integrante del tuo ambiente, conosce la città ed i suoi problemi quanto te ed anziché volgere in una direzione per risollevarla preferisce il bottino immediato e continuare ad affondarla; è come se la stessa città ti stesse aggredendo senza motivo. Per questo fa sempre male venire rapinati a Napoli.

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