Archivi del mese: maggio 2013

Com’è bello il gallo (sulla monnezza)

Come sono bravi i politologi dell’ultim’ora. Spiegano, commentano, motivano e mettono “like” solo agli amici loro. Avevano previsto tutto da tempo e vogliono fartelo notare col fare tronfio tipico di chi si compiace delle proprie scorregge. S’inalberano se li contraddici e s’incazzano se gli fai notare che i contenuti esposti sono degni del peggiore dei cartomanti.

Senza sostanza, senza ritegno e senza decenza. Come sono belli i galli sulla monnezza, fieri di aver previsto il caldo ad agosto. Ti danno del grillino mentre ti mandano a fanculo e s’offendono se gli rispondi che non hai capito ancora da che parte stanno. Ogni volta che succede a me viene in mente Bersani (Samuele, non Pigi) quando canta:

Lo scrutatore non votante è indifferente alla politica
Ci tiene assai a dire “oh-issa!” ma poi non scende dalla macchina
È come un ateo praticante seduto in chiesa alla domenica
Si mette apposta un po’ in disparte per dissentire dalla predica

Lo scrutatore non votante con un sapone che non scivola
Si fa la doccia 10 volte  e ha le formiche sulla tavola
Prepara un viaggio ma non parte, pulisce casa ma non ospita
Conosce i nomi delle piante che taglia con la sega elettrica
Lo fa svenire un po’ di sangue ma poi è per la sedia elettrica.

gallo sulla monnezza

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Il cruccio del ciuccio

Ultimamente ho avuto a che fare con una moltitudine di ciucci, ma prima di oggi non avevo mai osservato la natura comune di questa tipologia di persone.

Il presupposto da cui partire è che un ciuccio, essendo ciuccio, difficilmente diventerà unicorno, anche se  è quella la sua perenne ambizione. S’ostina perché scambia la cocciutaggine con l’ambizione e il menefreghismo con l’ostinazione. Si dice ateo, ma crede nei miracoli. Si circonda di unicorni con la speranza di essere scambiato per uno di questi. Ma sa già che non lo diventerà mai. In cuor suo ne è consapevole, ma s’illude, perché è quella la sua natura di ciuccio e presuntuoso.

asino_lavare_la_testaIl ciuccio raglia mentre gli altri gli spiegano le cose, magari parla pure al cellulare, si scaccola, si trucca e si pettina. Non ti ascolta e se lo fa è solo per pochi istanti. E’ ciuccio-centrico e per questo scalcia quando gli si chiede di ragionare in modo diverso dal solito. Per sua stessa ammissione non riesce a star zitto e quando si fa sgamare ti risponde con fare patetico e disgraziato. Perché è questo il cruccio del ciuccio: credersi furbo come una volpe fingendosi vittima come una gallina. Ma un ciuccio è un ciuccio e guai a contraddirlo. Guai a contraddire chi si smentisce nell’arco di un giorno. Sarebbe come lavare la capa al ciuccio: si perderebbe acqua, tempo e sapone.

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Ci stanno un poliziotto, un disoccupato (di destra) ed un giornalista

Un poliziotto ferito, un disoccupato di estrema destra ed un giornalista. Sembra una barzelletta e invece sono tre storie diverse tenute insieme (involontariamente) dalla visita napoletana del Ministro dell’Istruzione. Storie di rabbia e tristezza, ma soprattutto di una città pronta ad esplodere.

Storia 1: Piazza del Plebiscito. I disoccupati e gli studenti se le stanno dando di santa ragione. I poliziotti caricano. Uno di questi placca uno studente ed entrambi finiscono a terra. Subito dopo si sente: “Oh, chiama un’ambulanza, chiama un’ambulanza!”. Il poliziotto, quello del placcaggio, prova a rialzarsi ma un paio di colleghi lo tengono a terra, quasi come se fosse stato sparato e lui stesso non se ne fosse accorto. Gli altri (quattro per la precisione), nel frattempo, bloccano lo studente. [Qui il video del Corriere del Mezzogiorno]20130507_46815_yy5

Storia 2: Piazza del Plebiscito. Un disoccupato di estrema destra per qualcuno è difficile da immaginare, ma tant’è. Esiste e dice di avere le sue buone ragioni pure se nel 2003 è stato arrestato per aver intascato tangenti da altri disoccupati (per iscrizioni a cooperative) per conto del clan Misso. Sotto la Prefettura ci stanno un sacco di disoccupati del genere. Dicono di avere un incontro col Prefetto, che però (si) nega. Lì però ci sono pure gli studenti dei collettivi di estrema sinistra. E i celerini in tenuta antisommossa. Pochi minuti e parte la prevedibile zuffa: scontro fisico, generazionale ed ideologico destinato sicuramente a ripetersi.due

Storia 3: Via San Sebastiano. Carlo fa il giornalista. Sa di una manifestazione di studenti e ricercatori che parte da Spaccanapoli, sale via San Sebastiano e dovrebbe arrivare davanti al Conservatorio, dove in quel momento c’è il Ministro dell’Istruzione. Lui va tranquillo, convinto che un giornalista in quanto tale, goda di un’immunità non dichiarata. Arriva e comincia a filmare proprio mentre la polizia carica e randella gli studenti che mantengono lo striscione. Carlo continua a filmare. Poi, ad un tratto, il capo dei poliziotti, gli strappa la telecamera dalle mani e, nonostante Carlo ripeta di essere un giornalista e di avere con sé il tesserino dell’Ordine, viene portato in Questura per essere identificato. [Qui il video di tutta la storia]

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Faremo così anche per Berlusconi?

E’ morto da qualche ora e già lo si santifica. Lo si credeva immortale, figura mitologica in grado di assistere alla morte di ogni singolo rivale. E invece no. E’ morto pure Giulio e adesso tutti a spendere parole buone per un uomo che in fondo non si poteva definire cattivo, ma che incarna quella mediocrità che imperversa in Italia e che qualcuno vuole far passare per virtù.

anderGiulio Andreotti era un animale a sangue freddo, con la passione per il calcolo e l’attitudine al compromesso estremo. Mai una parola urlata, mai un festino con 3-4 mignottoni, niente. Tuttavia, i morti che graveranno per sempre sulla sua testa (o gobba, fate voi) ne sono tanti. La sua storia è scritta e conosciuta, il problema è che questo paese non ha memoria per ricordarsene. Purtroppo.

Sarà così anche per Silvio, è bene ammeterlo fin da adesso. Anzi, in tanti già si sono portati avanti col lavoro scrivendone un meraviglioso epitaffio. Perché sì, in fondo quelli che provano a cambiare le cose sono quelli che muoiono subito, alla prima scena, quindi non vale la pena ricordarsene. Quelli che ieri hanno distrutto un paese sono/erano quelli che chiamiamo immortali e che, a quanto pare, da domani chiameremo eroi.

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