Via Mezzocannone e l’Europa a modo nostro

Due sere fa, attraversando via Mezzocannone, si aveva la sensazione di non essere più a Napoli. Concerti, folla di ragazzi e aria di festa ovunque tra mezzocannone occupato e gli spazi antistanti Palazzo Giusso e Palazzo Corigliano. Veniva da pensare al lungomare liberato, alle zone a traffico limitato, alle notti bianche nei salotti buoni, ai concerti delle grandi star pagate migliaia di euro, ai musei che chiudono, ai dispettucci tra un intellettuale e l’altro. Ci si rendeva conto che il termine libertà in questi ultimi anni è stato utilizzato troppo e male.

Molte persone pensano di parlare di politica e invece parlano solo di politici. Perché non basta andare in giro in cravatta per sentirsi dei politici e nemmeno imbracciare una chitarra per sentirsi degli artisti. E’ importante capirlo e far capire a queste tipologie di persone che se si vuole ascoltare solo il proprio ego prima o poi gli altri (cioè i cittadini/gli spettatori/i sostenitori ecc.) faranno di testa loro.

L’altra sera, giusto per chiudere il cerchio, si è distinta nettamente la differenza tra chi si mette davvero a disposizione della città e chi lo fa soltanto per guadagnarci in termini economici o di visibilità. Tra chi vorrebbe snaturare una città pur di poterla paragonare ad altre città europee e tra chi in Europa vuole starci con la propria identità.

choosy side

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