Archivi del mese: giugno 2013

Bocciato per la spending review? Regaliamogli un F35!

Hai sei anni, sei in quella fase della vita in cui stai cominciando a sviluppare la memoria, ad immagazzinare i primi ricordi. Nel caso tuo però, ‘sti ricordi sono tutti una monnezza, perché i tuoi genitori passano le giornate a litigare, a tirarsi le cose appresso. Allora, ogni tanto, tu viaggi con la mente. Ti prendi una pausa dal mondo mentre il mondo è lì che ti guarda stranito.

800px-Simpson,_Nelson_MuntzA scuola non dai di matto, pure se ti porti un fardello pesantissimo dentro. Sei un piccolo mare in tempesta. Stai lì in silenzio. Vorresti solo startene nel tuo mondo, lontano dalle cose brutte come i tuoi genitori che litigano, insomma, non sei nè Bart Simpson in costante ricerca d’attenzioni nè Nelson Muntz, il bullo. Ma la maestra non può lasciarti da solo mentre altri ventidue marmocchi interagiscono tra di loro. Vorrebbe fare qualcosa in più per te, ma non può. Deve seguire il protocollo voluto dalla riforma Gelmini. Che poi, la Gelmini, manco lo saprà che cazzo è un protocollo, però tant’è che la maestra, a novembre, richiede l’aiuto degli psicologi, che, per colpa della spending review, arrivano a maggio, quando è troppo tardi per aiutarti perché, sempre il protocollo (di cui sopra) ha reintrodotto le valutazioni numeriche nelle scuole primarie. Tradotto: sei solo un numero. Tu e il mare in tempesta che ti porti dentro. Nel caso specifico sei un numero non sufficiente per passare dalla prima alla seconda elementare.

Quindi sei bocciato in prima elementare. E chi se ne fotte se al mare in tempesta dovuto agli scazzi familiari a settembre dovrai sopportare pure gli sfottò degli altri bambini che ti daranno del coglione. Chisenefotte.

TrucebaldazziSei un potenziale Trucebaldazzi, di quelli che porteranno rancore a vita verso la società e verso l’universo che lo ha generato. Ma non disperare. Qualche ministro di buon cuore potrebbe sempre assegnarti un bellissimo F35, così, giusto per farti vedere quant’è bella la vita dall’alto di un cazzo.

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Chi viene pagato in visibilità poi caga incertezza (la mail da Tel Aviv)

La storia di oggi è questa: tempo fa mandai delle mail ad alcune università estere che tengono un master in comunicazione politica e in giornalismo. Tra Londra, Amsterdam ed altre prestigiosi atenei europei decisi di mandarne una all’università di Tel Aviv, Israele.

Ma tanto figurati se mi pigliano!

La prima cosa che pensai subito dopo aver premuto “invio” è che un cristo che viene da Secondigliano non può farsi fregare dalle storie sulle bombe, sulle crudeltà ecc.

Vabbé Vincè, stai tranquillo che tanto non ti risponderanno!

Poi le paranoie son scattate ed è cominciato il festival del: “Che faccio se mi rispondono? Resto/parto/resto/parto/resto/resto/no, parto, parto/forse,resto/parto e torno/no, parto e resto/parto presto oppure resto ma parto-risco?”

Mi rendo conto che l’idea non è proprio quella conseguenziale rispetto a quando si pensa al proprio futuro ma, dovendo scegliere, preferirei una morte veloce come quella di un attentato piuttosto che star qui a consumarmi lentamente dietro chi vuole pagarti in promesse o magari in un letto d’ospedale grazie a qualche tumore al fegato, ai polmoni o alla uallera. Perché chi come me viene pagato in visibilità poi caga incertezze. 

Sì, ma tanto non ti risponderannoooo!

Così, mentre cerchi di capire cosa lasciare, qualcun altro ti avrà già sostituito perché sarà più solare, avrà più entusiasmo, più cazzimma, più latte e meno cacao. E allora tu, che non riesci a dare un senso a questa vita, provi almeno a dare un senso alla morte scherzandoci su.

Nel frattempo la risposta da Tel Aviv è arrivata. Forse dovrei farmi una camomilla. Oppure un caffè? Sono confuso.soccerball-accident

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Come stuprare un’intera città

Nel momento in cui scrivo sono le 2 di notte e non riesco ad addormentarmi. Penso a quella ragazza che intorno alle 18 ha visto cambiare la sua vita tramite un coltello puntato alla gola . La immagino salire via Mezzocannone per andare verso la cumana di Montesanto con aria guardinga, intenta a prestare attenzione a possibili rapinatori. Oppure distratta dalle vetrine sul lato sinistro della strada che sale dal rettifilo. Più immagino e più il sonno lascia il posto all’angoscia.

2mcPerché nell’androne di quel palazzo non si è perduta solo la serenità di una ragazza, ma quella di tantissime altre donne che vivranno nell’insicurezza più di quanto non comporti il vivere a Napoli. Perché è successo di pomeriggio e non a notte fonda, in una delle strade più percorse del centro storico e non in aperta campagna a km di distanza da altre persone.

Di lei si saprà di più nei prossimi giorni se non nelle prossime ore.  Nel frattempo però si scaverà nella vita di una ventiduenne per tirarne fuori particolari che facciano ancora più notizia. Si useranno parole fintamente lievi per nascondere lo sguardo famelico di chi vuole accontentare la morbosità altrui. Si andrà fin sotto il suo portone a Pianura in cerca di qualcosa che la renda identificabile, come se una violenza del genere non bastasse a far sentire stuprata un’intera città.

Via Mezzocannone-3

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Cosa sta succedendo ad Istanbul?

Premessa: quella che troverete di seguito è la traduzione di ciò che è scritto in un post scritto da Sumandef, una sociologa che racconta sul suo blog come si è evoluta la protesta che da giorni avviene tra le strade di Istanbul. Ringrazio ancora l’amico Andrea Varriale che mi ha segnalato il suddetto blog.

“Per i miei amici che vivono al di fuori della Turchia:
Vi scrivo per farvi sapere che cosa è successo a Istanbul negli ultimi cinque giorni. Io personalmente devo scrivere questo perché la maggior parte delle fonti dei media vengono chiuse dal governo e il passaparola e internet sono gli unici modi lasciati a noi per chiedere aiuto e sostegno. Quattro giorni fa un gruppo di persone che non appartengono ad alcuna organizzazione o ideologia specifica si sono riuniti nel Gezi Park di Istanbul. Tra di loro vi erano molti dei miei amici e studenti. La loro ragione era semplice: protestare contro l’ imminente demolizione del parco a favore di una costruzione di un altro centro commerciale al centro della città. Ci sono numerosi centri commerciali a Istanbul, almeno uno in ogni quartiere! L’abbattimento degli alberi doveva cominciare giovedi mattina. La gente è andata al parco con le loro coperte, libri e i loro bambini. Hanno messo le loro tende e hanno trascorso la notte sotto gli alberi. La mattina presto, quando le ruspe hanno iniziato a tirare i vecchi alberi dal terreno, si sono alzati contro di loro per interrompere l’operazione.

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Nessun giornale, nessun canale televisivo era lì per segnalare la protesta. E’ stato un completo black out.
La polizia però è arrivata con i veicoli idranti e spray al peperoncino. Hanno cacciato la folla fuori dal parco. In serata il numero dei manifestanti si è moltiplicato. Lo stesso hanno fatto le forze dell’ordine. Nel frattempo il governo locale di Istanbul ha chiuso tutte le vie che portano alla piazza Taksim, dove si trova il Gezi Park. La metropolitana è stata chiusa, i traghetti sono stati bloccati, le strade sono state bloccate. Eppure, sempre più persone si sono fatte strada fino al centro della città a piedi. Sono venuti da tutta Istanbul. Sono arrivati da tutte le province, differenti ideologie, religioni diverse. Sono tutti riuniti per impedire la demolizione di qualcosa di più grande del parco:

Il diritto di vivere come cittadini onorati di questo paese.

Si sono riuniti e hanno marciato. La polizia li ha inseguiti con spray al peperoncino e gas lacrimogeni e ha guidato i mezzi blindati contro le persone che in cambio hanno offerto cibo alla polizia stessa. Due giovani sono stati investiti dai blindati e sono stati uccisi. Un’altra giovane donna, una mia amica, è stato colpita alla testa da uno dei lacrimogeni. La polizia li sparava dritto in mezzo alla folla. Dopo un’operazione di tre ore è ancora in terapia intensiva e in condizioni molto critiche. Mentre scrivo non sappiamo se lei sta bene. Questo post è dedicato a lei.
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Queste persone sono i miei amici. Sono i miei studenti, i miei parenti. Non hanno «un’agenda nascosta» come lo Stato ama dire. La loro agenda è là fuori. Ed è molto chiara. Tutto il paese è venduto alle società da parte del governo, per la costruzione di centri commerciali, condomini di lusso, autostrade, dighe e impianti nucleari. Il governo sta cercando (e creando, se necessario) ogni scusa per attaccare la Siria contro la volontà del suo popolo.

In cima a tutto questo, il controllo del governo sulla vita personale del suo popolo è diventato insopportabile. Lo Stato, sotto la sua agenda conservatrice, ha passato molte leggi e regolamenti in materia di aborto, parto cesareo, la vendita e l’uso di alcol e anche il colore del rossetto indossato dalle hostess delle compagnie aeree.
Le persone che stanno marciando verso il centro di Istanbul chiedono il loro diritto di vivere liberamente e ricevere giustizia, la tutela e il rispetto da parte dello Stato. Chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali riguardanti la città in cui vivono.
Ciò che hanno ricevuto, invece, è una forza eccessiva e enormi quantità di gas lacrimogeno sparato dritto in faccia. Tre persone hanno perso i loro occhi.
Eppure ancora marciano centinaia di migliaia per unirsi a loro. In migliaia hanno passato il ponte sul Bosforo a piedi per sostenere il popolo di Taksim.

ponte
Nessun giornale o canale televisivo era lì a segnalare gli eventi. Erano impegnati con trasmissione di notizie su Miss Turchia e “il gatto più strano del mondo” [tipo quelli di Repubblica.it ndt].
La polizia in tenuta antisommossa va a caccia di persone e con getti di spray al peperoncino così smisurati da aver fatto sì che i cani e gatti randagi fossero avvelenati e morti per questo.

Scuole, ospedali e anche alberghi a 5 stelle intorno a Piazza Taksim hanno aperto le loro porte ai feriti. I medici hanno riempito le aule e camere d’albergo per fornire il primo soccorso. Alcuni agenti di polizia hanno rifiutato di spruzzare persone innocenti con gas lacrimogeni e hanno lasciato il loro lavoro. Intorno alla piazza hanno messo “disturbatori” (non conosco il termine tecnico in italiano ndt) per impedire la connessione Internet e le reti 3G sono state bloccate. I residenti e le imprese della zona hanno offerto rete wireless gratuita per le persone in strada. I ristoranti invece hanno offerto cibo e acqua gratis.
La gente di Ankara e Smirne si è riunita per le strade per sostenere la resistenza a Istanbul.

***

Sto scrivendo questa lettera in modo da far sapere cosa sta succedendo a Istanbul. I mass media non vi diranno niente di tutto questo. Non nel mio paese almeno. Si prega di inviare il maggior numero articoli, come si vede su Internet e di diffondere la parola.

La scorsa notte, appena ho cominciato a pubblicare articoli che spiegano ciò che sta accadendo a Istanbul sulla mia pagina di Facebook, qualcuno mi ha chiesto:

«Cosa speri di ottenere lamentandoti del nostro paese verso gli stranieri?»

Questo blog è la mia risposta alla loro domanda.

Con questo «lamento» spero di ottenere:

La libertà di espressione e di parola.

Il rispetto dei diritti umani.

Controllo sulle decisioni che prendo riguardo al mio corpo

Il diritto di riunirsi legalmente in qualsiasi parte della città senza essere considerato un terrorista.

Ma più di tutto, diffondendo la parola a voi, miei amici che vivete in altre parti del mondo, spero di ottenere la vostra consapevolezza, sostegno e aiuto!

Qui il link originale:
http://defnesumanblogs.com/2013/06/01/what-is-happenning-in-istanbul/

E qui una serie di video di ciò che sta avvenendo lì e che ho scelto tra i tanti:

  1. Bella Ciao cantata al parco Gezi
  2. Poliziotto che spara lacrimogeno in faccia ad un manifestante e poi esulta per il gesto
  3. I cittadini di Istanbul spengono le luci e cominciano la loro protesta rumorosa

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