Chi viene pagato in visibilità poi caga incertezza (la mail da Tel Aviv)

La storia di oggi è questa: tempo fa mandai delle mail ad alcune università estere che tengono un master in comunicazione politica e in giornalismo. Tra Londra, Amsterdam ed altre prestigiosi atenei europei decisi di mandarne una all’università di Tel Aviv, Israele.

Ma tanto figurati se mi pigliano!

La prima cosa che pensai subito dopo aver premuto “invio” è che un cristo che viene da Secondigliano non può farsi fregare dalle storie sulle bombe, sulle crudeltà ecc.

Vabbé Vincè, stai tranquillo che tanto non ti risponderanno!

Poi le paranoie son scattate ed è cominciato il festival del: “Che faccio se mi rispondono? Resto/parto/resto/parto/resto/resto/no, parto, parto/forse,resto/parto e torno/no, parto e resto/parto presto oppure resto ma parto-risco?”

Mi rendo conto che l’idea non è proprio quella conseguenziale rispetto a quando si pensa al proprio futuro ma, dovendo scegliere, preferirei una morte veloce come quella di un attentato piuttosto che star qui a consumarmi lentamente dietro chi vuole pagarti in promesse o magari in un letto d’ospedale grazie a qualche tumore al fegato, ai polmoni o alla uallera. Perché chi come me viene pagato in visibilità poi caga incertezze. 

Sì, ma tanto non ti risponderannoooo!

Così, mentre cerchi di capire cosa lasciare, qualcun altro ti avrà già sostituito perché sarà più solare, avrà più entusiasmo, più cazzimma, più latte e meno cacao. E allora tu, che non riesci a dare un senso a questa vita, provi almeno a dare un senso alla morte scherzandoci su.

Nel frattempo la risposta da Tel Aviv è arrivata. Forse dovrei farmi una camomilla. Oppure un caffè? Sono confuso.soccerball-accident

Annunci

5 commenti

Archiviato in Blog

5 risposte a “Chi viene pagato in visibilità poi caga incertezza (la mail da Tel Aviv)

  1. Eva

    Io non ci andrei mai, per una questione di principio. Sarebbe come scegliere il Sud-Africa ai tempi dell’apartheid…ma può la vita basarsi sulle questioni di principio? Se è l’unica possibilità che ti si presenta, coglila..o finirai per marcire insieme a questa città.

    • Vincenzo Strino

      Marcire no, impazzire sì. 🙂 Se dovessi accettare sarebbe comunque per un breve periodo della mia vita. Magari poi torno e do una mano a cambiare le cose!

  2. Alfonso Trillicoso

    Caro Vincenzo, al tuo posto mi sentirei proprio come te; solo che non capisco la tua incertezza: Israele non il Sudafrica pre – Mandela, a mio parere, ma un luogo cruciale dove forse si svolge in anteprima il destino del cosiddetto uomo occidentale… forse il mio background cattolico mi influenza ma credo che non dovresti avere dubbi ed andare di corsa. Di sicuro avrai un sacco di cose da imparare, e poi un giornalista deve avere opinioni, non preconcetti, no? E tutti i grandi giornalisti non hanno avuto paura di fronteggiare le proprie opinioni e spesso le hanno cambiate proprio perchè facevano bene il loro mestiere…. Ciao!

    P.S.
    E’ brutto da dire ma forse la nostra terra impedisce proprio di crescere… tornare dopo un’esperienza così sarebbe del tutto diverso…

    • Vincenzo Strino

      Alfonso, pur volendo non saprei davvero non saprei come contraddirti. 🙂 Il punto è che tra i vari atenei anche quello di Tel Aviv è stato selezionato da me con tutta la consapevolezza di questo mondo. Quindi non è il posto in sé (anche se, in prima battuta, ammetto di aver avuto la reazione descritta), ma l’incertezza e l’amarezza di sapere che se voglio cambiare le cose qui adesso devo lasciare la terra che amo. Magari poi imparerò ad amare anche quella e a sentirmi a casa mia anche lì, chissà!

  3. Alfonso Trillicoso

    Caro Vincenzo, ho dovuto lasciare la mia terra (vengo dalla provincia di Napoli) per andare a lavorare al Nord, dove ho voluto che nascessero i miei figli. Si è svolto tutto in Italia e non sto per niente male, anzi. Ma non riesco a togliermi da dosso questa sensazione di avere l’anima divisa, anzi strappata da una nostalgia (di cosa poi? molto è cambiato dalla mia partenza, luoghi e persone). Magari col tempo passerà ma al momento (sono 15 anni) resta. Figuriamoci se uno va all’estero…. La verità è (sembra melodrammatico ma non lo è, credo) che la nostra terra ce la portiamo appresso, ovunque andiamo; i veri emigranti partono da questo per costruire il nuovo. Gli altri cercano semplicemente di ricreare le bruttezze dalle quali sono scappati….. Auguri di cuore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...