C’era davvero bisogno di una giornata così?

Design-a-VaginaCosì è la fica

Oggi è la giornata contro le violenze subite dalle donne. Ad un tratto ci siamo scoperti contro il femmicidio pure se non sappiamo che cazzo (o fessa, giusto per essere bi-partisan) voglia dire. Il mio, chiaramente, non è negazionismo. Negare che non esista la violenza sulle donne è come negare che la Sicilia sia bagnata dal mare. La mia opinione e le mie perplessità però nascono da una domanda:

556815_298084180333080_2055158734_nNun è vino e nun è acqua…a’ salute da pucchiacca!

Come è possibile che si debba distinguere tra la violenza subita dalle donne e quella subita dagli altri generi?

Perché il problema, almeno per me, è proprio lì. Farne un caso di genere e non di cultura difficilmente aiuterà le donne a venire fuori da questa assurda concezione che le vede come esseri indifesi da tutelare.

[Piccolo inciso post-scriptum. Per genere si intende tutti e sei i generi esistenti : gay,lesbo,trans, bisessuale, maschile e femminile]

Troppe ipocrisie e troppi buonismi alla Fabio Fazio nel paese in cui il Presidente del Consiglio andava a letto con una minorenne tirata poi fuori dai guai con una scusa. Infatti, come sottolinea la mia amica Marzia, le donne non hanno deficit cognitivi o comportamentali e quindi non occorrono norme specifiche soltanto perché dotate di utero. Insomma, non sono dei panda in via d’estinzione.

Per questo motivo cito (provocatoriamente) chi da qualche tempo sta abbattendo tutte le ipocrisie del caso e che l’ultima volta si è espressa proprio in merito alla questione.  Valentina Nappi: clicca qui.

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5 commenti

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5 risposte a “C’era davvero bisogno di una giornata così?

  1. Tonia

    Totalmente d’accordo. Il problema però è che tante donne si sentono quasi felici che c’è una giornata in loro onore………..

  2. harleyquinn86

    Malala Yousafzai,16 anni, pakistana, si batte per il diritto allo studio delle donne, negato nella sua regione. Nel 2012, a 13 anni è sopravvissuta ai proiettili dei terroristi che la volevano zittire.
    In Messico, al confine con gli USA, dal 1993, migliaia di donne, operaie nelle maquiladoras, sono state stuprate e assassinate.
    Il 2 giugno del 1946, in Italia, le donne votarono per la prima volta, e non è passato molto tempo… Infatti, ancora oggi, nel nostro paese, in molte famiglie, persiste la cultura malata secondo cui la donna deve starsene a casa se non vuole passare per puttana, deve obbedire e sottostare al marito.
    Una donna su tre è vittima di violenza, centinaia muoiono ogni anno per mano di un uomo (non ci sono stime così gravi per i maschi).
    “Come è possibile che si debba distinguere tra la violenza subita dalle donne e quella subita dagli altri generi?” Ecco come è possibile! La distinzione è imposta dai numeri; le statistiche urlano che esiste un problema reale, un’emergenza sociale! Bisogna farne un “caso di cultura” che genera un’ingiustizia di genere…
    Le campagne di sensibilizzazione si battono per far emergere un’immagine della donna forte, emancipata e per niente indifesa e delicata, e inoltre si guardano bene dall’istigare l’odio verso gli uomini. Nei centri di accoglienza per donne in fuga da inferni casalinghi, ci sono psicologi che le aiutano a recuperare un’identità distrutta e offesa, perché ritrovino tutte le forze per esprimere a pieno la propria personalità.
    Sono pochi, ma ci sono anche centri che accolgono uomini che si vogliano curare da quello che è un vero e proprio disagio psichico, interiorizzato anche dalle loro compagne, che sopportano senza rendersi conto di rischiare la salute psichica e fisica.
    “C’era davvero bisogno di una giornata così?” Contro le ingiustizie silenziose, si va in piazza, su internet, si sparge la voce e si “urla” in nome delle vittime che purtroppo, lese nel profondo, si vergognano. Mobilitare le coscienze di tutti è il primo passo. Di certo, sarebbe più efficace partire dalle scuole e dall’educazione dei bambini a ripudiare ogni tipo di violenza e discriminazione (sociale, di genere, di razza, di specie, ecc).
    Dedicare un giorno è uno dei tanti modi per catturare l’attenzione…

    Ps. Il mio obiettivo non è fare la saccente o la buona (ho dovuto accertarmi di alcuni dei dati prima di scriverli) ma difendere una lotta condotta strenuamente da secoli, affinché un bellissimo giorno non ci sia alcun bisogno del temine “femminicidio”.

    • Vincenzo Strino

      Bellissimo commento che approvo in pieno. Il punto, però, -e qui mi rendo conto che forse ho sbagliato io a non specificare- è che quando si parla di generi non si parla di maschietti/femminucce. Esistono altri 4 generi (transgender, bisessuale, gay e lesbo) e sono quelli che subiscono più discriminazioni di tutti. Ed il punto, per me, è tutto lì. Grazie per aver letto e per aver risposto in maniera tanto dettagliata. 🙂

      • harleyquinn86

        Figurati… L’ho fatto in nome di una causa che ritengo vada difesa, come tante altre purtroppo .

  3. harleyquinn86

    Errata corrige: Malala Yousafzai nel 2012, quando ha subito l’attentato, aveva 15 anni… Mentre, conduce la sua battaglia da quando ne aveva 13.

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