Archivi del mese: dicembre 2013

Mai chiedere: “Che cosa fai a capodanno?”

Ultimo giorno dell’anno. Napoli.

Solo ora realizzate di non avere la più pallida idea di cosa cazzo fare, eh?

Ogni volta giurate che ci penserete prima, ogni volta vi trovate in questa condizione disperata in cui chiedete a tutti cosa fanno e tutti rispondono vaghi per tenersi aperte il maggior numero di opzioni possibili sperando di rimediare qualche posto figo con gente più figa di quella che frequenta di solito. Lo sperate pure voi, ma finirete con gente sconosciuta a mangiare demmerda sperando che l’orologio si affretti a battere i dodici rintocchi così da poter rientrare a casa, dove dimenticare in fretta la vergogna. In quegli attimi ripenserete a quella buonissima pizza con le scarole che mammà portò a casa dei parenti due anni fa e vi fate venire i crampi allo stomaco.

     

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Fuochi d’artificio a Napoli

Perché io vi conosco. Le avete provate tutte: il capodanno romantico all’estero dove vi siete cioncati di freddo, il capodanno in discoteca a bere lo spumante del discount e la vodka annacquata, il capodanno a casa di amici degli amici dove c’è quello che al primo numero estratto dalla tombola esclama: “AMBO!”. [E detto tra di noi, che sia per il viaggio, per il ticket di ingresso che per i soldi persi ai giochi da tavolo avete speso una cifra che rimpiangerete amaramente per sempre].

Avete persino passato un capodanno da soli per vedere com’era ed è stata la più grande idea del cazzo possibile (un segreto che mai oserete svelare ad anima viva).

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Perché, come al solito, non vedete la verità. Ricordate i capodanni passati, quelli con le feste, dove eravate felici? Quelli in cui sorridevate ubriachi a vostra cugina che voleva mostrarvi per forza le tette? Sono quelli che vi hanno fottuto. Continuerete a cercare di riavere quella gioia, stupidi come quelli che si giocano lo stipendio alle slot dopo aver vinto 2 euro. Ma non succederà. Non succederà mai.

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Infatti il problema dei capodanni non è la gente, ma il significato. Ogni capodanno vi ricorda che dovrete imparare a scrivere l’anno nuovo giusto, correggere la vostra età quando ve la chiedono, e soprattutto vi ricorda che a furia di dire “inizio lunedì” avete buttato nel cesso un altro anno. Siete nello stesso posto, tra le stesse persone, mentalmente e fisicamente. Non è l’anno nuovo, è la solita vecchia merda da cui non riuscite a uscire.

Per questo, fatevene una ragione perché siete tanti Prometeo incatenati. Ogni volta che qualcuno chiederà “Che cosa fai a capodanno?” un’aquila vi squarcerà il petto e vi mangerà il fegato.

Sperando che si ripeta ancora e ancora da qui alla vostra eternità.

tumblr_mwtzrzMwkg1rh4mwfo1_500Auguri!

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Un anno a Napoli (2013)

Come l’anno scorso, anche questa volta ho provato a raccogliere le immagini degli eventi accaduti in città per ogni mese. Mi perdoneranno quelli che per raccontare la città si aspettano che vengano usate sfogliatelle, friarielli e mandolini, ma a me gli stereotipi continuano a stare sul cazzo -proprio come l’anno scorso-. In ogni caso, questa è la mia visione del 2013 a Napoli.

Gennaio – Frappè flambè

gennaio

Mergellina. A fuoco lo chalet “Chiquitos” famoso per i suoi frappè

Febbraio – Carnevale

febbraio

Napoli. Due bimbi travestiti da Raffaella Fico e Mario Balotelli 

Marzo – Senza parole

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Bagnoli: quel che resta di Città della Scienza

Marzo II – Senza Parole

marzo 3

Riviera di Chiaia: crollo dell’ala di palazzo Bovino.

Marzo III – Parcheggio perfetto

marzo

Agnano: Un auto finisce fuori strada e resta bloccata su un muro che costeggia la tangenziale

Aprile – Costruzioni intelligenti

giugno

Ponticelli: uscita autostradale su via della villa Romana.

Maggio – Giro d’Italiaaprile

Mergellina: la tappa del Giro arriva sul lungomare e qualcuno ne approfitta per il primo bagno

Giugno – L’amore è una gabbiamaggio

Montesanto: una gabbia intorno al cartonato di Cavani per impedirgli di lasciare Napoli

Luglio – Senza parole

luglio

Monteforte Irpino: Bus diretto a Pozzuoli esce fuori strada e vola giù da un ponte. Più di 40 vittime in totale.

Agosto – La guerra dei fuochi

agosto

Giugliano in Campania: roghi che bruciano nei pressi di un campo rom.

Settembre- Vedi Napoli e poi (non) muori

settembre

Santa Lucia: l’artista Isotta Bellomunno in una barca a forma di bara

Ottobre – La Venezia del sud

ottobre

Piazza Carlo III: viaggiatori in attesa del bus durante una giornata di pioggia

Novembre – La terra dei cachi

novembre

Piazza del Plebiscito: manifestazione #fiumeinpiena contro il biocidio

Dicembre – Te piasce o’presepio?

dicembre

Napoli. Presepe da viaggio in vendita sulle bancarelle

Epilogo

Da cittadino -che ha deciso di rimandare la partenza- ho una sola speranza che però non scriverò per non cadere nella banalità spicciola che alberga in tanti discorsi su Napoli e sui napoletani. L’unico augurio che (mi) faccio per il 2014 è di potermi trovare a raccontare meno storie brutte e più immagini che scaldano il cuore come questa scattata qualche giorno fa a piazza Carlo III:

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Arrivederci a ‘sti forconi: perché a Napoli non funzionano

Ok, mi arrendo. Ho passato un’intera settimana a cercare di capire il movimento dei forconi e le considerazioni che ne conseguono sono più agghiacciandi del parrucchino di Antonio Conte.

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Se rispetto al 2011 il movimento dei forconi sta avendo molto più risalto a livello mediatico oggi lo si deve soprattutto all’ambizione/presunzione del Movimento 5 Stelle (che nel frattempo è salito alla ribalta) di voler superare i partiti sostituendoli senza le mediazioni della “Ka$ta”. L’evoluzione della democrazia diretta dei cittadini però non è nient’altro che un ritorno al corporativismo politico di stampo fascista in cui tutti i conflitti vengono eliminati grazie ad una nuova forma di rappresentanza che tenderebbe a quel partito unico, fatto dai cittadini italiani traditi dai politici, cioè della Gggente. Ma questo qualcuno lo sapeva già.

C’è quindi un filo conduttore che collega i grillini con il movimento dei forconi e con gli stessi partiti di estrema destra che lo animano. La manifestazione del 9 dicembre ha portato infatti dinanzi all’opinione pubblica quello stesso principio pronunciato dalla deputata grillina Lombardi durante le consultazioni con Bersani: “Noi non abbiamo bisogno di incontrare le parti sociali, perchè noi siamo le parti sociali”.

Forconi: Calvani, la prossima settimana tutti a Roma

No, non è Elio mentre va alla finale di X-Factor

Particolari inquietanti: pochi giorni fa a piazza Carlo III di Napoli, Danilo Calvani, uno dei leader della protesta, circondato da rappresentanti del movimento provenienti da alcune parti della provincia, aveva annunciato:

«Prossimo obiettivo della protesta è una manifestazione a Roma che dovrebbe tenersi, se ci saranno le autorizzazioni, il 18 dicembre in piazza del Popolo»

Chiaramente il rimando ad una marcia su Roma avvenuta nel 1922 è apparso abbastanza chiaro sin da subito anche agli altri leader del movimento che ne hanno preso le distanze.

Così come si è inteso facilmente perché nella città di Napoli, nonostante la manifestazione di piazza Carlo III (in cui era presente una forte maggioranza di attivisti provenienti dalle province di Salerno e Caserta) il concetto di rivoluzione proposto dai forconi non ha attecchito né riscosso consensi vasti per un motivo ben preciso: da quella arancione (che, dicono, sia ancora in corso) a quella Civile di Ingroia (sostenuta prima e abbandonata a se stessa quando ormai era già affondata) passando per quella dei mezzi pubblici e quella dei rifiuti. Da due anni la città è abituata a vedere la parola “rivoluzione” usata e stuprata in ogni contesto politico-sociale e forse sarebbe anche il caso di farla finita. 

demagi

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Se una laurea ad honorem fa più notizia di una studentessa picchiata

Il pomeriggio dell’11 Gennaio del 2012 nella sede in via Marina della Facoltà di Giurisprudenza della Federico II ci sono circa 60 persone. Tra queste, oltre a vigilanti in divisa e custodi, c’è Raffaele che studia tranquillo in un’aula studio. Di fronte alla struttura universitaria c’è un palazzo in cui vive una donna che nota una ragazza ed un ragazzo in atteggiamenti intimi nello stesso palazzo in cui sta studiando Raffaele e, presa da un’incredibile vena di moralismo, comincia a dare di matto. I due piccioncini, capita l’antifona, tornano ai propri doveri: lui torna a casa e lei resta a studiare nella stessa aula di Raffaele.

Dopo pochi minuti però, la signora moralizzatrice arriva in aula e comincia ad inveire contro la ragazza. Raffaele, non potendo fare a meno di seguire la scena, interrompe la signora e le chiede di calmarsi e di andare via. La signora, per tutta risposta, prima s’allontana e poi ritorna in facoltà. Questa volta però non è da sola, ma  con cinque uomini che cominciano a picchiare Raffaele, colpevole di essersi messo in mezzo tra la signora e la ragazza, dandogli anche un morso in faccia. Il tutto senza che vigilanti e custodi intervengano (per la cronaca: l’università ha imposto all’impresa di vigilanza 240 euro di multa per questo episodio a causa dell’impreparazione del vigilante presente al momento. Su 5 solo 2 aggressori vennero arrestati dalle forze dell’ordine, tra l’altro soltanto 3 mesi dopo l’accaduto).

Da allora via Marina ha visto crescere enormemente il numero di aggressioni a studenti e studentesse degli atenei che si trovano lì (L’Orientale e, appunto, la Federico II). A farle sono spesso bande di ragazzini di 13-14 anni che non hanno altro modo per sfogare le loro prime tensioni sessuali o che, come tutte le bestie che si aggirano in branco, devono affermare il proprio dominio territoriale pure si chi si trova a passare raramente da quelle parti. Le aggressioni (come l’ultima a danno di una studentessa de L’Orientale ) dimostrano di essere sempre veri e propri atti di codardia visto che  avvengono (quasi sempre) nei confronti di studentesse che camminano da sole ed in orari pomeridiani, quando gran parte delle lezioni sono finite ed il grosso degli studenti è già sulla via di casa (cumana/metropolitana/vesuviana permettendo).

La cosa che però desta preoccupazione (almeno in me) è che questo genere di notizie trova più spazio su Facebook che sui giornali, dove si preferisce dare risalto ad una laurea ad honorem in Scienze Politiche all’ex direttore de Il Mattino, Mario Orfeo, ora alla guida del TG1, piuttosto che ad un fatto di cronaca così cruento destinato comunque a continuare. Insomma, se l’Università fa notizia solo quando premia personaggi semi-illustri (senza offesa Orfè, ma se proprio dovevano regalarla a qualcuno, io la laurea l’avrei data a Bruno Vespa) piuttosto che quando una studentessa viene presa a calci in faccia, allora c’è qualcosa che non va (ed una volta tanto non c’entra niente il servizio di prenotazione degli esami).

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La guancia di Raffaele subito dopo l’aggressione

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