Cinque motivi per non rimpiangere Paolo Cannavaro

C’è chi, in queste ore, va in giro in città con questa faccia manco fosse stato lasciato da Joey Potter dopo un’estate di strusciamenti (e nemmeno ‘na sega a mana smerza)

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Ma, come ogni cinepanettone che si rispetti, anche questo calciomercato targato De Laurentiis ci ha riservato un finale abbastanza patetico con l’addio di un calciatore che aveva smesso di essere il capitano del Napoli già da molti mesi. I napoletani, si sa, dimenticano in fretta ma, in questo caso, è meglio ricordare almeno cinque motivi per cui non vale la pena rimpiangere Paoletto:

1 – I lanci a scavalcare il centrocampo. Dalla B alla Champions, è scientificamente provato che non esiste un modo migliore di quello utilizzato da Paoletto per intossicarsi una partita: ricevo il pallone e lo scaravento in avanti alla cazzo di cane con la speranza che succeda qualcosa. Una “gioia” per gli allenatori, per i compagni (in particolare i centrocampisti) e soprattutto per i tifosi, costretti a vedere qualcosa di più orribile delle punizioni di Gargano.

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La felicità di Mazzarri ad ogni lancio di Cannavaro

2 – Lo stipendio. Sportivamente sembrerà una banalità, ma serve a non strapparsi troppi capelli: Paolo guadagna 800mila euro all’anno. Per quanto possa dispiacere che un giocatore nato a Napoli debba trasferirsi altrove c’è da dire che si tratta comunque di un atleta professionista che conosce certi meccanismi e che, in ogni caso, guadagna cifre che in tanti non vedranno nemmeno nell’arco di un’intera vita. Insomma, niente a che vedere con chi, alla sua stessa età, parte per l’estero con il sogno dei 1000 euro al mese. [Lo so, è stronzo come paragone, ma di questi tempi aiuta a rendere meno amaro il momento]

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3 – Il procuratore. Lo capì anche Mazzoni, il procuratore di Lavezzi: per una città che già mal sopporta le sparate del presidente De Laurentiis non avere in giro un procuratore come Enrico Fedele che spara sentenze fortissime (tipo che Nick Amoruso era più forte di Higuain) atte a destabilizzare l’ambiente è solo e soltanto un bene. Va bene tutelare i propri assistiti, ma in certi casi non ci si rende conto che li si danneggia più del dovuto (proprio come in questo caso con Paoletto).

4 – Lorenzo Insigne. Anche lui rientra tra i motivi per cui non bisogna rimpiangere l’ex capitano. Come già scritto all’inizio, sono tanti quelli che in queste ore versano lacrime amare per la partenza di Cannavaro quando potrebbero dedicarsi al grande talento di Frattamaggiore per evitargli una fine simile a quella di Paolo e degli altri tanti napoletani bruciati una volta arrivati al San Paolo.

5- Cannavaro non è Totti. Il paragone è impietoso perché Paolo ha dimostrato più volte di meritare quella fascia di capitano e di indossarla con onore, ma serve a dimostrare come un giocatore legato alla città possa adeguarsi e crescere insieme alla propria squadra nel corso degli anni nonostante le critiche, gli infortuni e i soffocotti di Ilary Blasi. Che si trattasse di giocare con una, con due, con tre o con zero attaccanti, Totti ha dimostrato di poter essere titolare a prescindere dagli schemi. Cosa che non si può dire per Paoletto, andato in difficoltà appena si è passati con la difesa a quattro di Benitez.

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2 commenti

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2 risposte a “Cinque motivi per non rimpiangere Paolo Cannavaro

  1. Infatti io non ho trovato nessuno che rimpiange Cannavaro . Chi frequenti? 🙂

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