Federico II: l’operato di Marrelli tra Caronte e Ponzio Pilato

L’operato di  Massimo Marrelli a capo dell’Università Federico II è pieno di chiaroscuri: un po’ Caronte e un po’ Ponzio Pilato.
Non era facile gestire la barca in quel fiume infernale che è  la “riforma Gelmini”, eppure è riuscito a traghettare tutti dalle facoltà alle scuole/dipartimenti senza eccessivi spargimenti di sangue. Di contro, però, c’è che spesso ha preferito lavarsi le mani riguardo a vicende in cui la forte personalità di un Trombetti avrebbe portato ad esiti più felici soprattutto tra gli studenti.

Da ricordare poi che le sue non sono vere e proprie dimissioni: è a fine mandato, aveva la possibilità di prorogare per altri due anni il suo rettorato ma ha preferito lasciare ora visto che un candidato forte già c’è ed è persona gradita all’ambiente. (Tra parentesi: su quest’ultimo punto è necessario sottolineare che nelle stanze del rettorato federiciano non si deve mai dare nulla per scontato e che in certi dipartimenti è partita già nell’autunno scorso la conta dei voti per sostenere un outsider credibile.)

In ogni caso, chi ne erediterà la barca si ritroverà con una Federico II a due velocità: con il ramo scientifico sempre più in grado di preparare gli studenti al mondo del lavoro ed un ramo umanistico simbolo di una inutilità didattica ingestibile ed imbarazzante.

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