Un Cristo al sole: Padre Alex e i rom in fuga

Padre Alex se ne va in giro per il campo con le mani dietro la schiena. Ogni tanto alza la testa verso il cielo e sospira come se le risposte che non riesce a darsi prima o poi possano arrivare da lassù.  Io lo seguo e provo ad orientarmi: non è la prima volta che entro qui. Qualche mese fa gli abitanti della zona impedirono ai rom di costruire una capanna fuori dalle mura di cinta del campo. Quella volta arrivarono fino al cancello principale ma poi, dopo qualche insulto e le pressioni della polizia, se ne tornarono a casa. Questa volta no.

Io e Padre Alex Zanotelli ci siamo conosciuti un’ora prima all’ingresso del campo rom di via del Riposo, la strada che costeggia il lato occidentale del cimitero di Poggioreale a 200 metri dall’aeroporto di Capodichino. Ora siamo lì, al confine a nord del campo, ad osservare quel muro di frigoriferi accatastati. Le ultime famiglie di rom gettano alla rinfusa nelle auto e nei van tutto ciò che potrà servirgli nel posto in cui andranno. Perché dopo stamattina hanno deciso di andarsene volontariamente, o quasi.

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Hanno deciso di andarsene perché non se la sentono di rischiare la vita. Chi ieri è entrato nel campo per farsi giustizia ha mandato uno di loro all’ospedale. Quando escono dal campo con le auto piene di cose e persone mi dicono che tornano in Romania, che andranno ad Aversa o a Gianturco. Non lo sanno nemmeno loro. Vogliono solo andarsene da quelle persone che hanno tirato bombe carta addosso ai bambini. Pensano che quegli uomini in divisa che sostano fuori al campo non potranno difenderli da quella furia inutile che ieri sera si è accanita su di loro.

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Nel frattempo ci viene incontro un uomo che sta caricando l’auto insieme alla sua famiglia: «Uè o’zì!» dice a Padre Alex che gli tende la mano. Con un’aria tra il preoccupato e il divertito ci domanda «Ma che è successo? Io non l’ho capito!». Provo a spiegargli cosa significhi il termine “molestare” ma lui mi interrompe incredulo:  «Ma scherzi? Qui è pieno di donne e ragazze, perché qualcuno doveva fare una cosa così?». Abbasso la testa senza rispondere mentre Padre Alex dice ciò che avrei dovuto dire io.

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Torno verso il centro del campo, stordito dall’odore acre che si respira e da quelle parole che non lasciano spazio ad altre riflessioni o ragionamenti. Mi fermo, intorno si sentono solo le mamme che piangono in attesa che i loro figli tornino da scuola. Più che un campo rom sembra un campo di battaglia da cui sono scappati quasi tutti e da cui vorrei scappare pure io che non so che dire a queste persone. Prima di uscire mi fermo un’altra volta, noto un Cristo appoggiato su una colonna e subito mi tornano in mente le parole di Padre Alex: «Scusateci. Ci dispiace.»

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