Archivi del mese: maggio 2014

Il Maggio dei Monumenti Sgarrupati

Il Maggio dei Monumenti  è una manifestazione culturale esistente da quando avevo sei anni (quindi dal ’92) ma soltanto ultimamente ne sto apprezzando il vero valore. È da qualche anno infatti (cioè da quando ho messo su questo blog) che mi accorgo sempre più che Napoli è un opera d’arte in sé. Certo, questa può sembrare una dichiarazione d’amore bella e buona se ci si dimentica il motivo per il quale scrivo qui (e cioè che io e la mia città a volte ci vogliamo bene e a volte ci schifiamo), ma in realtà è più una dichiarazione di guerra verso  la pigrizia di chi governa e l’indifferenza generale.

Perché insieme al disfacimento di Pompei ci sono chiese sconsacrate, teatri inaccessibili, ville e castelli abbandonati e mausolei di cui pochi sono a conoscenza e di cui nessuno parla. Ecco perché, essendo maggio il mese dedicato ai monumenti, ho pensato di dare spazio a quei luoghi di Napoli poco conosciuti e spesso totalmente abbandonati.

Il Maggio dei Monumenti Sgarrupati nasce così, per gioco. Non è una contro-manifestazione né un evento nell’evento. Lo scopo è quello di provare a sensibilizzare i napoletani su quel patrimonio monumentale ricchissimo che ci circonda con foto e storie lanciate dalla pagina fan di questo blog attraverso l’hashtag #maggiodeimonumentisgarrupati.

 

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Se i rom diventano una scusa per fare soldi

L’hanno fatto di nuovo. Quello che era il campo rom di via del Riposo è stato dato alle fiamme una seconda volta dopo l’incendio di un mese e mezzo fa, quando una presunta molestia da parte di un abitante del campo (tra l’altro mai identificato come gli autori dei due incendi) aveva portato i cittadini della zona alla rivolta e costretto i rom stessi a raccogliere le loro cose e ad andare via. In quel contesto, la sera del 14 marzo, furono soltanto la metà delle baracche ad essere incendiate.

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Prima e dopo l’incendio le polemiche tra politici si susseguirono sia verbalmente che a mezzo stampa, ma, da allora, il campo è rimasto disabitato e nessuno dei rom ha pensato mai di farvi ritorno.

Ma perché, allora, dare nuovamente alle fiamme il campo?

COPPOLA

Perché, come dichiarato dal presidente della Municipalità lo scorso 16 marzo a “Il Mattino”, in quell’area è previsto un parcheggio comunale gestito da Napolipark. L’ex campo rom di via del Riposo dista infatti 10 metri dal cimitero di Poggioreale, 300 metri dall’aeroporto di Capodichino e, probabilmente, ad altrettanti metri dalla fermata della linea 1 della metropolitana che dovrebbe collegare, tra qualche anno, piazza Garibaldi con l’aeroporto: un terreno estremamente ghiotto dal punto di vista strategico economicamente e politicamente parlando.

Come prevedibile però, dei nomi dei presunti mandanti e di chi abbia incendiato il campo per ben due volte non c’è traccia. Nel frattempo però il campo, ormai disabitato, è oggetto di un accanimento (apparentemente) senza motivo:  non sarebbe il caso di fare luce sulla vicenda al di là della retorica sui rom che emerge -e divide- ad ogni occasione del genere?

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Mammamia

Questo è un post sulla mamma. Cioè, su mia mamma. È un tributo ad una madre splendida -come tutte le mamme che amano i propri figli- fatto da un figlio che oggi s’è scordato di regalarle qualcosa e prova pateticamente a rimediare così.

In questo momento lei è nella mia stanza ed io fingo di controllare le mail. Mi chiede del cuscino nuovo ed io rispondo che non l’ho ancora usato. Mentre questa piccola donna mi parla mi vengono in mente una serie di pensieri su di lei.

Tipo: lei di schiena avvolta nel cappotto di nonno mentre dorme su un lettino d’ospedale durante la mia prima operazione, lei che prende due aerei da sola (pur avendone una paura fottuta)  e si presenta in Germania in un piovoso pomeriggio di luglio col panino prosciutto e mozzarella. Oppure di quel periodo durante la faida che tornava a casa in lacrime per dirmi che i miei amici d’infanzia non c’erano più, di tutte le volte che parto e  lei resta sulla porta a salutarmi e non rientra fin quando non esco dal palazzo. Mi ricordo ancora le cucchiarelle che mi spezzava addosso quando facevo qualche guaio ed io che ridevo mentre lo faceva. Di lei nei momenti brutti, che scompariva per non farmi capire che stava succedendo e di quelle volte che aveva bisogno di me per stare di buon umore e mi portava in giro (ed io che facevo il pagliaccio per non farla intristire).

Penso al suo caffè (dal quale dipendo più dell’aria stessa), ai suoi ravioli, a tutte le cose che non le riuscivano all’inizio e che io mangiavo lo stesso per supportarla. Di lei che si fa venire a prendere a scuola per far vedere alle colleghe quanto è cresciuto il suo unico figlio. Le pedalate lungo il lago Laceno con la sosta al bar per mangiare la Coppa del Nonno prima di rientrare a casa. La sua faccia ogni volta che s’appisola sul divano e le tiro su le coperte. Le sue mani. La sua tosse notturna che non le da tregua. Tutte le volte che ce l’abbiamo fatta e abbiamo festeggiato con uno sguardo complice.

Questa è una sua foto, la tengo sulla mia scrivania in mezzo a tutte le altre cose belle alle quali ho partecipato. Perché in ogni evento, in ogni occasione in cui sono stato libero di fare, di scegliere, di decidere, c’è stato (e c’è) sempre un po’ di lei.

Auguri Ma’!

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P.S. Giuro che adesso vado a comprarle un regalo però, eh!

 

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Io al PAN insieme alle opere di Andy Warhol

Dalle 17.30 alle 19.30 di oggi alcune storie di questo blog saranno presenti al PAN | Palazzo delle Arti Napoli.
Cioè, uno va a vedere le opere di Andy Warhol e si ritrova pure Il Terronista con le sue storie, capì?

Però non è un fatto dove uno se la canta e se la suona con bicchierino in mano e finge di conoscere tutti e saluta con “Uè, caro…“. Jep Gambardella nun c’azzecca niente e manco i trenini che non portano da nessuna parte. È un treno -vero- che mette in contatto tutte le giovani menti creative di una città. Credo che sia la direzione giusta. Almeno me lo auguro.

In una città dove il campanilismo si divide in maniera talvolta violenta tra “pro” e “contro”, tra invidie, gelosie e tentativi di distruggere gli altri, questo è un fatto bello, che unisce tutti quelli che muoiono dalla voglia divedere Napoli cambiare in meglio. Ed io sono contento di farne parte.
Sì, sono felice tipo Pharrel quando cammina in mezzo alla via col bermuda e il papillon appuntato ‘nganna.

Qui trovate tutto il programma della rassegna, venite a supportarci!!!

 

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