Archivi del mese: luglio 2014

I libri di Port’Alba e le patatine di San Biagio

Pensiamo che questa città ci stia morendo tra le braccia e forse, ancora una volta, è così.
Il paradosso della burocrazia limita i librai di Port’Alba ma non la parcheggiatrice abusiva pochi metri più in là. Perché l’imprevedibilità della ciorta si accanisce su Napoli ma anche su chi la governa e su chi la vive, fino a tramutare gli imprevisti in sciagure maledette.

Allora capita che un sabato scendi di casa, vai a farti un giro in centro perché altrove, tipo l’Edenlandia o al mare, non si può. Tieni quattordici anni, la vita per te è ancora un enorme groviglio di pensieri e sensazioni da vivere. Però finisce lì, sul marciapiede di via Toledo, perché qualcuno ha deciso che la manutenzione di quel palazzo andava fatta in modo superficiale, come l’anima di quelli che credono di risolvere tutto dicendo “ma che ce ne fott?”.

Magari avrai avuto gli stessi pensieri miei quando si è saputo del ragazzo a cui hanno sparato ad un polmone mentre era in giro con la fidanzata.
Avrai pensato che ‘sta città è ‘na stronza, che più provi ad abbracciarla e più s’allontana, che più provi a volerle bene e più fa di tutto per farsi schifare.
Che fare allora? Mollarla per una più tranquilla? Resistere e convincersi che sia quella giusta?

Mentre ci pensi la tieni tra le braccia che ti fissa con gli occhi di una madre, tipo quella di Ciro Esposito, e allora non vorresti mollarla più. Pensi a questa vicenda e colleghi tutto, tipo che a San Biagio dei Librai, da mesi ormai, gli storici negozi di strumenti musicali hanno lasciato posto alle patatinerie. Il tutto nell’indifferenza generale, perché qui vincono i giornalisti-surfisti: buoni solo a cavalcare l’onda dell’indignazione collettiva e a non accorgersi delle notizie quando gli passano sotto il naso.

Nel frattempo Napoli sta morendo o forse sta cambiando pelle per l’ennesima volta.

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Riprendersi Secondigliano

Ho scritto spesso del rapporto tormentato con Napoli, un continuo amore/odio dovuto all’inquietudine e all’anarchia che possediamo entrambi. È vero, ho scritto anche di Secondigliano, ma in questi giorni tutta l’energia sta confluendo verso quell’unico pensiero chiamato “Larsec“, laboratorio di riscossa secondiglianese.

Ho cercato in questi anni di porre pensieri che coinvolgessero anche chi abita dalle mie parti: da “I fratelli scemi di Scampia” ad “Un posto all’ombra. Storia di una vergogna tutta napoletana” e chissà se ci sono riuscito. Però il Larsec è la risposta a tutte le domande che mi sono posto io quando pensavo al mio quartiere. Perché il “sonno” di un quartiere così ricco di eccellenze non può essere interrotto da un principe azzurro (o arancione, visto l’attuale mise del sindaco).

Secondigliano non è la Bella Addormentata, piuttosto è Cenerentola che si è sfastriata di ruciuliare nella polvere.

Il Larsec dovrà essere la nostra bacchetta, lo strumento capace di convogliare le energie migliori affinché il lavoro diventi qualcosa di magico, qualcosa capace di trasformare un quartiere di periferia in un posto non più di transito, ma in cui fermarsi e vivere. È vero, sembra qualcosa di molto, molto ambizioso ed in effetti lo è. Perché qualsiasi aspirazione verso l’associazione (non a delinquere) qui diventa difficile, allora tanto vale puntare in alto.

Tanto vale provare a riprendersi Secondigliano!

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