Archivi del mese: settembre 2014

Essere figlio di una Milf non ti rende invincibile

Via Caravaggio, le ventidue circa di un venerdì di metà settembre. Un branco di milf esce da una nota pizzeria e si intrattiene nei pressi con i propri cuccioli.

Uno di loro comincia ad urlare e ad inveire senza motivo contro uno scooter parcheggiato.
«Guglielmo smettila» dice la mamma senza troppa convinzione.
Lui però si vede che è stronzo. È vestito da stronzo e ha anche la pettinatura da stronzo.
È il classico bambino che, se all’epoca fosse capitato nella mia classe, le avrebbe prese tutti i giorni, dalla prima alla quinta elementare.

tumblr_mhx78sDMPv1s2rwaso1_250

La mamma, poco più che quarantenne, fisico da urlo in un vestitino di classe, parla delle vacanze a Formetera con le altre milf. Lui smette di inveire contro lo scooter e viene verso di me urlando. Mi pesta un piede e scappa via ridendo. Io non accenno reazione: è criaturo, che fa?

Ora mamma-milf è passata a raccontare il ferragosto in barca alle Eolie mentre io aspetto ancora gli amici. Lo stronzetto ritorna a pestarmi il piede in un momento in cui ero distratto. Questa volta lo fulmino con lo sguardo. Vorrei chiedere l’intervento della madre che è passata rapidamente a ciò che vorrebbe fare a Natale: capisco solo “Micronesia”, “atolli”, “benessere”.

Gli altri cuccioli parlano di videogiochi, alcuni sbadigliano. Le loro mamme altrettanto.

Il bambino mi punta per la terza volta. Sono in un punto più basso rispetto a lui, quindi la rincorsa gli riesce facile. Lui lo sa, maledetto stronzo, perciò mi guarda col ghigno di chi è abituato a cacare il cazzo al prossimo per sport. C’è tensione come ad una finale dei mondiali di calcio. Soltanto le milf sembrano non percepirla, forse perché rese insensibili dal botulino, dal silicone o dalla troppa pizza. Chissà.

Lui parte, io arretro il corpo verso il muro e lascio in avanti il mio 46 destro tanto quanto basta per tramutarlo in un trampolino per il cucciolo che vola manco fosse Pino Taglialatela negli anni ’90.

Le milf squittiscono all’unisono, il bambino piange.

Uno a zero per me.

explosion2

 

 

 

4 commenti

Archiviato in Storie

Davide perdonaci, anzi no

Nella notte tra il 4 ed il 5 settembre un ragazzo di 17 anni viene raggiunto da un colpo di pistola sparato da un carabiniere. Colpito al cuore, muore immediatamente. Nonostante ciò viene caricato comunque su un’ambulanza e portato via dalla scena del delitto. Le cause e le dinamiche del perché sia stato ucciso sono poco chiare, per ora si sa solo che prima di morire era in sella ad uno scooter che non si è fermato all’alt dei carabinieri.

Inizialmente le imprecisioni sono tantissime e generano la solita zuffa mediatica tra sostenitori della legalità e quelli che vorrebbero tramutare il ragazzo in un martire. Si parla di auto della polizia date alle fiamme in segno di protesta, di inesperienza del carabiniere che ha sparato e di un latitante sullo scooter che avrebbe scatenato la rincorsa dei carabinieri: nulla di tutto ciò è reale. Persino discutere del mostro di Lochness avrebbe più senso.

Nel frattempo salta fuori che su quello scooter non c’era un latitante, che la polizia è costretta a comunicare che nessuna delle proprie auto è stata data alle fiamme e che il carabiniere ha ben undici anni d’esperienza sulle spalle: cose che in un giornale in cui c’è un direttore con almeno la terza media porterebbero alla crocifissione del cronista che non ha verificato i fatti ma che, in questo caso, non portano da nessuna parte se non ad altre polemiche generate da notizie accadute mesi prima e tirate fuori ad arte da qualche bontempone.

In questi casi più giovane è la vittima e più l’ingiustizia pare grande, evidente, sicura ed ovvia. Tutti quelli che nella vita si sono autodistrutti a furia di scelte sbagliate hanno la possibilità di gridare al mondo una cosa “giusta”. Per farlo hanno bisogno di materiale. Link, principalmente. Ed il giornalista è qui per darglieli, guadagnando visite e nutrendo quella morbosità frustrata che alberga nel cuore dei lettori. È giusto? È sbagliato?

Sticazzi, funziona così.

Allora sbattiamo il morto in prima pagina, facciamo leva sul patetismo che fa scrivere alla gente banalità su Facebook. Esibiamo foto, usiamo musichette tristi, cambiamo aggettivi.

bifolco

 

Poi arrivano gli intellettuali. Che sono peggio di tutti, perché si credono superiori.

Con gesti da teatro vittoriano e termini fuori contesto berciano:

“DOVE STIAMO ANDANDO? DOV’è LA NAPOLI DI UN TEMPO? DOV’è LA MORALITà? DOV’è IL BUONGUSTO? DOV’è IL RISPETTO PER IL DOLORE?”.

1275382947299

Li stiamo cercando

L’episodio del rione Traiano, come una ferita, mostra i globuli diversi che compongono la città. Tra chi inneggia alla legalità e chi vede quel ragazzino come un simbolo della periferia emerge che qui ci si divide per ogni cuollo di cazzo. Il problema (nuovo) è che, in mezzo ai due schieramenti, ci sono quelli che dovrebbero limitarsi a riportare i fatti accaduti senza salire sul pulpito e partire con la predica. Eppure…

…eppure Napoli continua a dividersi e a sgretolarsi come un mattone di tufo su cui provano a salire tutti per far sentire la propria voce.

4 commenti

Archiviato in Blog

Quando muore un ragazzo una parte di Napoli muore insieme a lui

Che sia la camorra, un cornicione, un tumore maligno o un carabiniere che accidentalmente estrae la pistola dalla fondina e accidentalmente lascia partire un colpo che accidentalmente t’ammazza: ogni volta che un napoletano di diciassette anni muore, una parte della città muore insieme a lui. Non per la fatalità, non per il dolore di una mamma che, a prescindere dalla causa, da oggi non avrà più un figlio e nemmeno per i cacamenti di cazzo che passerà il carabiniere che accidentalmente ha sparato. Ma soprattutto per cose del genere:

10584040_815117695199431_3506811151946583871_n

 

Io lo chiamo “effetto Saviano”: una sindrome che colpisce chiunque non abbia nulla da dire ma muore dalla voglia di dirlo lo stesso. Commenti del genere hanno reso il web un cacatoio in cui sfogare i più bassi istinti stando seduti dietro uno schermo.

Dicono che se a diciassette anni giri alle tre di notte con gente poco raccomandabile e non ti fermi all’alt dei carabinieri allora meriti la morte. Perché è così che funziona sulle barricate di internet: siamo tutti giustizialisti col culo degli altri.

14 commenti

Archiviato in Blog