Davide perdonaci, anzi no

Nella notte tra il 4 ed il 5 settembre un ragazzo di 17 anni viene raggiunto da un colpo di pistola sparato da un carabiniere. Colpito al cuore, muore immediatamente. Nonostante ciò viene caricato comunque su un’ambulanza e portato via dalla scena del delitto. Le cause e le dinamiche del perché sia stato ucciso sono poco chiare, per ora si sa solo che prima di morire era in sella ad uno scooter che non si è fermato all’alt dei carabinieri.

Inizialmente le imprecisioni sono tantissime e generano la solita zuffa mediatica tra sostenitori della legalità e quelli che vorrebbero tramutare il ragazzo in un martire. Si parla di auto della polizia date alle fiamme in segno di protesta, di inesperienza del carabiniere che ha sparato e di un latitante sullo scooter che avrebbe scatenato la rincorsa dei carabinieri: nulla di tutto ciò è reale. Persino discutere del mostro di Lochness avrebbe più senso.

Nel frattempo salta fuori che su quello scooter non c’era un latitante, che la polizia è costretta a comunicare che nessuna delle proprie auto è stata data alle fiamme e che il carabiniere ha ben undici anni d’esperienza sulle spalle: cose che in un giornale in cui c’è un direttore con almeno la terza media porterebbero alla crocifissione del cronista che non ha verificato i fatti ma che, in questo caso, non portano da nessuna parte se non ad altre polemiche generate da notizie accadute mesi prima e tirate fuori ad arte da qualche bontempone.

In questi casi più giovane è la vittima e più l’ingiustizia pare grande, evidente, sicura ed ovvia. Tutti quelli che nella vita si sono autodistrutti a furia di scelte sbagliate hanno la possibilità di gridare al mondo una cosa “giusta”. Per farlo hanno bisogno di materiale. Link, principalmente. Ed il giornalista è qui per darglieli, guadagnando visite e nutrendo quella morbosità frustrata che alberga nel cuore dei lettori. È giusto? È sbagliato?

Sticazzi, funziona così.

Allora sbattiamo il morto in prima pagina, facciamo leva sul patetismo che fa scrivere alla gente banalità su Facebook. Esibiamo foto, usiamo musichette tristi, cambiamo aggettivi.

bifolco

 

Poi arrivano gli intellettuali. Che sono peggio di tutti, perché si credono superiori.

Con gesti da teatro vittoriano e termini fuori contesto berciano:

“DOVE STIAMO ANDANDO? DOV’è LA NAPOLI DI UN TEMPO? DOV’è LA MORALITà? DOV’è IL BUONGUSTO? DOV’è IL RISPETTO PER IL DOLORE?”.

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Li stiamo cercando

L’episodio del rione Traiano, come una ferita, mostra i globuli diversi che compongono la città. Tra chi inneggia alla legalità e chi vede quel ragazzino come un simbolo della periferia emerge che qui ci si divide per ogni cuollo di cazzo. Il problema (nuovo) è che, in mezzo ai due schieramenti, ci sono quelli che dovrebbero limitarsi a riportare i fatti accaduti senza salire sul pulpito e partire con la predica. Eppure…

…eppure Napoli continua a dividersi e a sgretolarsi come un mattone di tufo su cui provano a salire tutti per far sentire la propria voce.

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4 commenti

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4 risposte a “Davide perdonaci, anzi no

  1. Cerozzo

    92 minuti d’applausi. Perchè ti ho scoperto solo ora?

  2. Emilio

    Ai posti di blocco ci si deve fermare – sic et sempliciter -, altrimenti a che servirebbero? Mi riferisco all’ articolo di P.G. sul Mattino di oggi, come accade spesso: una botta al cerchio e una alla botte, cosi “nisciun’ s’ pigli’ coller'” e tutti comprano il giornale, ma…

    • Vincenzo Strino

      Non sono così convinto che in quel giornale si voglia dare un colpo al cerchio ed una alla botte. No. Non lo sono per niente… 🙂

  3. L'amico Fritz

    Si possono fare mille ragionamenti e girare e rigirare attorno alla vicenda…l’amara realtà e che oggi Davide non c’è più e che probabilmente da ieri la vita di un’altro ragazzo “il carabiniere” non sarà più la stessa….questa è una sconfitta di tutti noi indistintamente delle istituzioni e della società civile

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