Archivi del mese: novembre 2014

Un albero che cade a Secondigliano non fa rumore

Il Comune di Napoli paga 70 giardinieri per lavorare nella VII Municipalità (che comprende Secondigliano, Miano e S.Pietro a Patierno). A sentire il presidente della municipalità, Vincenzo Solombrino, presente in settimana nel consiglio della Commissione Ambiente del Comune, 54 di questi giardinieri pare che non lavorino perché lamentano la mancanza di attrezzature.

Ciò vuol dire che ci sono 16 giardinieri attivi su un territorio di una superficie pari a 10,26 km² in cui vi sono circa 100mila abitanti, diversi parchi come il parco S. Gaetano Errico, parco Mianella, Parco Laudati, parco Barbato, parco Aquino e la situazione paradossale (tra il medioevo e la foresta amazzonica) che è rappresentata dagli alberi del Corso Secondigliano.

Le gare per l’acquisto di piattaforme necessarie alla potatura degli alberi ad alto fusto sono andate finora deserte: come mai?

Intanto però, visto il nubifragio di questa notte, uno degli alberi del Corso si è abbattuto su un’auto e pare che il detto “un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce” in questo caso non valga affatto: se scissionisti e girati avessero sparato all’albero, allora sì. Ma un albero che cade nel deserto di Secondigliano non fa rumore. Questo è certo.

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Il primo ristorante di Scampia parlerà metà rom e metà napoletano

Dal 17 novembre il quartiere di Scampia avrà il suo primo ristorante e sarà frutto della fusione tra la cucina rom e quella napoletana. Nei locali che si trovano sopra l’Auditorium di Scampia aprirà Kumpania, un ristorante nato contaminando le due culture gastronomiche in questi anni di lavoro e di vita in comune.

Dieci donne di Scampia, tra cui alcune di etnia rom arrivate nel quartiere con lo scioglimento dell’ex Jugoslavia, impegnate tra peperoni ripieni, babà, mussakà, sartù di riso, gulash, lasagne, ghibaniza e pizze ripiene.

Come riporta DonneEuropa, il progetto nato grazie a Barbara Pierro e all’associazione “Chi Rom e chi no”, inizialmente prevedeva l’offerta di percorsi gastronomici interculturali, per favorire l’auto imprenditorialità di donne italiane e straniere con difficoltà di integrazione e di impiego. Progetto che nel tempo riscuote curiosità e interesse. E, grazie alla possibilità di accesso a finanziamenti, pubblici e privati, vede arrivare i primi sostegni concreti per permettere la creazione di un vero e proprio presidio gastronomico nel quartiere.

P.S. Certamente, visti i tempi che corrono, a qualcuno non piacerà l’idea a prescindere ma, trattandosi di gastronomia, in tal caso consiglio di mangiare limone, solo limone. 🙂

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Schiena dritta

Lungomare di Napoli, tardo pomeriggio. Mi avvio verso l’uscita dell’hotel perché dentro non c’è campo. Devo inviare un paio di dichiarazioni alla redazione su questo convegno in cui si prova a tessere i fili diplomatici tra partiti politici di diversi schieramenti e sindacati. Fuori c’è una luce bellissima.

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Nel corridoio che dalla sala conferenze porta alla hall si forma un capannello di taccuini, telecamere e microfoni. Lo supero agilmente, poi penso che non sia il caso di perdermi la dichiarazione di chicchessia. Tornando indietro sento qualcosa che mi incupisce.

Maestro! Maestro, ci dica la sua!

Il giornalista Rai ha deciso di cominciare così l’intervista a Paolo Cirino Pomicino, emblema del clientelismo e della brillante mediocrità democristiana made in Naples. E mentre tutti gli altri tengono microfoni e registratori verso quel canuto signore a cui avevo già strappato qualche parola prima, a me viene un brivido lungo la schiena. Quella schiena che, per costituzione fisica ed orgoglio, continua a restare dritta mentre tutto intorno c’è chi si flette al primo colpo di vento (biancoscudato?).

Esco fuori di corsa. Per oggi ho finito.

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