La favela di Scampia

campo rom scampia-7978 Cupa Perillo è un viale pieno di monnezza che attraversa Scampia e arriva a Mugnano. Periferia nord, isola ecologica dell’Asìa a destra, campo rom a sinistra. La puzza è insopportabile. Basta digitare alcune parole chiave e in rete si trovano articoli che, dal 2007 ad oggi, raccontano di futura riqualificazione del campo. Tutte chiacchiere vista la condizione attuale delle circa 800 persone che vivono lì. È da alcune settimane infatti che gli abitanti del campo si trovano senza corrente elettrica per via di un blitz delle forze dell’ordine, entrate in azione su delega della Procura per staccare gli allacci alla rete risultati abusivi. “È permesso!?” recita il murales disegnato su quel fianco dell’asse mediano trasformato nella porta d’ingresso del campo. Una formula di cortesia usata quando si vuole entrare in casa altrui ma in questo caso viene da chiedersi: “È permesso tutto ciò?”. campo rom scampia semi-dragan-7986 « Mio figlio è nato in Italia, ha 21 anni e fa il cameriere in un ristorante a Casoria. Lavora più di 12 ore al giorno ma non gli pesa, mi dice che è contento anche se viene pagato meno degli altri». Ivan ha 52 anni ma ne dimostra almeno dieci in più. È uno di quelli che a Napoli ci abita dal ’79, sopravvive raccogliendo il ferro e l’alluminio. Mi parla delle promesse fatte dalle varie amministrazioni e di tutti gli abusi subiti in questi anni.  Quando mi racconta del figlio assume un tono ed uno sguardo diverso, si illumina: «Lui non vuole andarsene, però sogna una vita diversa da questa ed io sono contento se ce la fa». campo rom scampia semi-dragan+luce-7952Sono pochi quelli disposti a parlare. Su quasi 800 persone che vivono qui solo un paio escono dalle loro baracche, mossi più dalla paura che dalla curiosità. «A volte vengono persone a scaricare i loro rifiuti all’interno del campo -dice Marko in un perfetto italiano- e quando gli chiediamo qualcosa ci rispondono che noi non comandiamo nulla e che dobbiamo farci i fatti nostri altrimenti ci bruciano tutto».  Il pensiero corre subito alla camorra che approfitta del pregiudizio generale sui rom, sui sinti e sui camminanti per generare guadagni con lo smaltimento dei rifiuti, ma Marko mi corregge subito: «Non solo. C’è pure chi viene per portare i rifiuti ingombranti all’isola ecologica di fronte e, quando non li accettano, scaricano tutto qui». «Noi abbiamo visto la guerra al nostro paese. Abbiamo visto morire le nostre famiglie e i nostri amici, non ci fa più paura niente. Le uniche paure, i nostri unici pensieri sono per loro» fa Mihaita indicando i numerosi bambini che corrono da una parte all’altra del campo. campo rom scampia-7995 Sono circa 200 quelli che vivono qui e che, in questi giorni di freddo polare, non hanno fatto altro che giocare fuori dalle baracche. «Di solito, con questo freddo stanno in casa a guardare i cartoni, tipo quello del maiale (Peppa Pig nda) -continua Mihaita sorridendo- ma senza corrente elettrica si annoiano e come fai a trattenerli?». campo rom scampia-7960 La mancanza di elettricità è un problema che non riescono a risolvere coi generatori di corrente: «Ora siamo fortunati, perché ci sono le vacanze di Natale, ma quando dovranno andare a scuola come li manderemo se non possono nemmeno lavarsi con l’acqua calda?» riprende Ivan mentre uno dei figli di Marko sale sulla baracca per aggiustare i sassi che bloccano le lamiere che fanno da tetto. campo rom scampia-7992 Dal ponte dell’asse mediano il campo sembra un’enorme favela brasiliana dai colori spenti, popolata soltanto dai bambini che, silenziosi, corrono da una parte all’altra, mentre gli adulti cercano riparo dal gelo all’interno delle baracche. «In Brasile però difficilmente farà questo freddo» mi ricorda Marco mentre scatta foto su foto. campo rom scampia-7985 Annuisco e penso che in via Cupa Perillo si stia giocando una battaglia che va al di là delle strategie politiche per le elezioni regionali che si terranno a maggio o di qualsiasi interesse economico (come i fondi stanziati dalla Comunità Europea per migliorare le condizioni di vita dei nomadi di Napoli e che qui, in realtà, non sono mai arrivati). Che l’illegalità va fermata ma non con la violenza o con gli abusi di potere. Che ci sono tempi e modi per tutto e che togliere la corrente elettrica ad 800 persone, tra cui bambini e malati terminali di cancro, nel periodo più freddo dell’anno non è certo la strategia giusta. Penso che questa battaglia la stiamo perdendo tutti. Perché un bambino, sia rom, canadese, australiano o indiano, resta pur sempre un bambino e non merita la negazione della propria dignità. La speranza è che questa battaglia finisca presto e che da questi rovi spinosissimi di Cupa Perillo possa emergere una generazione di splendide rose. campo rom scampia-7966

[Tutte le foto sono di Marco Sales e sono state scattate domenica 28 dicembre 2014]

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