Meglio la macelleria che il Cardarelli

La prima volta che sono entrato all’ospedale Cardarelli di Napoli era il 2004. Andai a prendere mio padre che era lì per un consulto. Qualche settimana prima avevamo scoperto che aveva un tumore al fegato. Ricordo ancora le sue parole appena entrato in auto. Parole piene di un terrore profondo che provava a nascondere dietro un distacco assoluto:

«Hanno detto che mi restano due mesi di vita»

Era la mattina del 21 marzo ed era il giorno del mio diciottesimo compleanno.

Per una serie di circostanze fortuite, mesi dopo arrivammo in Germania e mio padre riuscì a salvarsi. Scoprimmo poi in seguito che le resistenze burocratiche per permettere a mio padre di operarsi lì erano dovute ad un braccio di ferro politico tra le parti che si spartiscono le cariche in quello che tutti dicono sia il nosocomio più grande del sud Italia.

Dieci anni dopo mi ritrovo di nuovo al Cardarelli.

Questa volta sono io ad avere un problema: qualche ora prima, a Campobasso, durante una partita di rugby di serie C2, un placcaggio mi frattura la tibia in più punti. Arrivo al pronto soccorso e già in sala d’attesa capisco che le cose non andranno per il verso giusto: tra gente che urla, gente che piange, gente che insulta gli infermieri e i medici, mi accorgo che a distribuire i codici di priorità è una guardia giurata, non un medico.

Una guardia giurata decide chi deve aspettare di più e chi di meno. Dicono che capitino spesso situazioni del genere quando gioca il Napoli perché chi dovrebbe farlo si dilegua, vicino ad una radio o una tv per seguire la partita.

Entro nella stanza dell’ortopedia del pronto soccorso dove c’è un medico  che, alzandosi da dietro la scrivania, mi guarda con aria strana. Mi si avvicina senza neanche chiedermi cosa abbia. «Ma la Juve non ha le strisce verticali?» mi domanda toccandomi la maglia.

Indosso ancora la divisa dello Scampia Rugby, bianconera come quella la Juventus, la squadra che in quel momento sta battendo il Napoli. Provo a sorridere, ma ho una tibia rotta e l’antidolorifico fattomi a Campobasso comincia a svanire. Mi ingessa solo parte della gamba con la tecnica della “doccia gessata”: cioè quando la superficie rigida fatta di gesso avvolge solo metà dell’arto infortunato. Questo tipo di immobilizzazione viene adoperata solo nel caso in cui l’arto sia particolarmente gonfio oppure vi sono ferite della pelle da controllare e che quindi non possono essere chiuse nel gesso per un lungo periodo.

gesso

Io però non ho alcun tipo di gonfiore o ferita della pelle, ho “solo” un osso spezzato in più punti.

Finito il lavoro si rimette dietro la scrivania e, con tono rilassato, mi dice: « Con questo tipo di frattura dovresti operarti, ma ora dovremmo tenerti sulla barella nel corridoio, perché posti non ne abbiamo e prima che si liberi qualcosa dovrebbe passare almeno una settimana…altrimenti ti fai due mesi col gesso e poi vediamo».

Vidal segna proprio mentre lascio l’ospedale. Lo capisco dalle bestemmie che tirano gli infermieri passando da una stanza all’altra trascinando le loro ciabatte a terra, come i bambini quando salgono dal mare e vanno al bar del lido per comprarsi il gelato.

Torno a casa perché stare su una barella in un corridoio la trovo una cosa che priva le persone della loro dignità proprio nel momento di maggior sofferenza. Una pratica disumana che preferisco evitarmi vista l’entità “grave-ma non troppo” che mi sono procurato.

Dieci giorni dopo il dolore non è diminuito. Decido così di farmi fare una radiografia in un centro privato e scopro che la frattura non solo non si è calcificata, ma che il tipo di ingessatura sta peggiorando la situazione di giorno in giorno.

Qui sotto c’è la foto della mia tibia destra nelle condizioni in cui versa oggi 21 gennaio (sconsiglio la visione a persone sensibili).

Non voglio generalizzare né voglio fare del patetico vittimismo, ma sono convinto che io e mio padre non siamo gli unici casi e che la cosa andrebbe risolta. Possibilmente in meglio per tutti.

Ringrazio l’ortopedico del pronto soccorso del Cardarelli augurandogli di andare presto in pensione. Non voglio il suo male ma spero che non siano state tante le persone che abbiano sofferto per la sua superficialità (non ho i titoli per dargli dell’incompetente) .

La stessa superficialità di quei due presunti mammasantissima che, dieci anni fa, avevano dato a mio padre altri due mesi di vita.

Dopo dieci anni mi avete ricordato che è meglio ricoverarsi in una macelleria che operarsi lì da voi.

Grazie.

gesso

Ma tanto poi ritornerà sana e vi prenderò a calci in culo, statene certi

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14 commenti

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14 risposte a “Meglio la macelleria che il Cardarelli

  1. Cavolo..purtroppo credo che questo medico, come molti altri, abbia fatto tanti guai. Con papà sto avendo queste esperienze, non so se lui si salverà ma certamente non riuscirò mai ad affidarmi completamente ai dottori, visto la loro superficialità (non tutti ma in questo ambito la presenza di questi individui dovrebbe essere prossima allo zero quindi mi permetto di generalizzare).

    • Vincenzo Strino

      Vero’ è inutile dirtelo, mi dispiace per tuo padre così come mi dispiace per tutte le storie che sto raccogliendo nei gruppi dove ho linkato questo post. Possibile che un posto che debba guarire dal male provochi altro male? È davvero incredibile. In ogni caso ti mando un abbraccio forte forte, ciao!!

  2. Daniele De Vita

    Chi ha sbagliato? Il medico o tu che hai rifiutato il ricovero in barella ? Se non ci sono i posti dove ti doveva portare a casa sua? Tu dovevi restare lì.
    E più indegno colpevolizzare ad un professionista che ha fatto il suo dovere oppure accusare senza cognizione di causa? Un intervento in differita per questo tipo di fratture ci sta qualora non ci sia la possibilità di farlo subito ! Tu credi veramente che un medico si svegli la mattina e decida di dimettere un paziente con quella frattura ? Secondo me è ancora più indegno chi in maniera acritica decide di pubblicare questo genere di articoli per pubblicizzare una pseudo malasanità … Ragazzi così l’ Italia finisce di morire.

    • Vincenzo Strino

      Caro Daniele, ho sbagliato io, non v’è dubbio alcuno. Non sarei dovuto proprio andarci al Cardarelli e non per quello che mi è successo poi, ma per quello che hai scritto tu (e pensa che non ho aperto il capitolo del: “probabilmente sarai figlio o parente di qualche medico che lavora lì vista la briga che ti stai prendendo”, pensa). Quindi, in maniera del tutto tranquilla -pure se mi sta finendo l’antidolorifico e tu m’hai fatto girare le palle- ti dico che nella storia c’è un problema di base che non hai colto vista l’incredibile sparata a vuoto che hai fatto: l’ingessatura Danie’, la spaccimma dell’ingessatura fatta come se non si trattasse di una frattura. Chiunque operi nel campo dell’ortopedia mi sta dicendo che è un danno che mi è stato fatto, però stai tranquillo e risparmia pure qualsiasi tipo risposta, perché avendo rifiutato il ricovero non potrò denunciare nessuno. Quindi staje senza penzier friariè, che in giorni del genere non servo io a dimostrare quanto faccia schifo la condizione del Cardarelli. In bocca al lupo per la rianimazione di questo paese! 🙂

  3. Silvana

    È assurdo che nel 2015 succedano ancora quetse cose negli ospedali di Napoli Allora fanno bene quando li aprono la testa!!
    In boccaallupo di pronta guarigione!!!

    • Vincenzo Strino

      Io non sono d’accordo con quelli che sfasciano tutto. Proprio perché sono per le regole mi piacerebbe vedere personale qualificato e non emotivamente pronto a farti un dispetto del genere se non vuoi farti ricoverare.

  4. Fabio Cosimo

    Oddio…non sò chi sia a peggiorare questo paese…se gente come Daniele De Vita o Medici come quelli che hai incontrato….Buona guarigione Strì…

    • Vincenzo Strino

      Fabiolì che ce ne fotte? Magari è un troll, adda campa’ pure iss povero stronzo 😀 Stavo per scriverti che sei in gamba, ma visto il post è meglio che ti dico solo che ti voglio bene pure se non ci vediamo da tanto! Cià! 😀

  5. Ernesto Delle Donne

    Ho letto questo post tramite un’amica ed ho sentito lo stesso sconforto di quando è capitato a me. Eviterò di esprimere brutti giudizi come gli altri ma sappi che pur non conoscendoti ti sono vicino!

  6. Rosa

    Mia madre è stata uccisa da macellai dell’Ospedale di Pozzuoli e del Monaldi di Napoli.
    Auguro a questi medici le peggiori sofferenze!!

  7. Rosa

    Vincenzo perché non pronunci il nome di quell’idiota che ancora si premette di rovinare la salute e la vita a tanti malcapitati!!
    Signori perché temere o rispettare una categoria che in Italia (salvo poche mirabili eccezioni!!) fa carriera solo allo scopo di giadagbnare tanti soldini oppure un giorno di scaldare uno scranno in parlamento?!
    Ho visto medici ma anche infermieri sub-umani, del Cardarelli e di altri abominevoli ospedali del napoletano trattare le persone, si gli Esseri Umani!!, con uno spregio ed una indelicatezza paragonabili a cecchini e mercenari dei peggiori Paesi del Mondo.
    Io mi rifiuto di stare zitta, certi scandali vanno segnalati.
    Nel Curriculum degli studi di medicina dovrebbero dedicare parecchi crediti formativi ad esperienze di volontariato sociale, moduli di studio di Sociologia della comunicazione, etica e bioetica e Filosofia della Scienza perchè i futuri medici non dimentichino che non sono meccanici o macellai ma promettano di essere al servizio della propria specie mitigando la sofferenza o quanto meno migliorando la salute dei propri pazienti.
    Non ci servono soloni pingui e volgari che commentano una partita di calcio mentre chi gli è di fronte sta soffrendo per qualcosa che nel suo corpo non sta andando nel verso giusto.
    Vogliamo poi parlare dell’altro scandalo Cardarelli?
    Ha il numero più alto in assoluto di dipendenti amministrativi!
    Evviva la società del “E io pago!!”

    • Vincenzo Strino

      Rosa non ho scritto il nome per diversi motivi e qui te li elenco tutti: 1- Questo è un blog in cui io scrivo di getto, spesso provo a far riflettere, altre volte a ridere. In questo caso volevo raccontare il mio dolore e basta. 3- In particolare volevo soffermarmi sul fatto che, pur sapendo che non si può dire che tutti i medici di quell’ospedale sono una chiavica, io in due volte che ci sono andato ho sempre trovato gente del genere. 4- Sono un giornalista e già in passato ho raccontato la situazione in maniera acritica, con dati alla mano ed in maniera impersonale perché è giusto così. Questo post è e deve restare uno sfogo in cui tanti possono rivedersi.

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