Napoletani brava gente

Io non ci ho mai pensato ai napoletani “per bene”.

Cioè sì, l’ho fatto, ma ho sempre preferito pensare a Napoli nella sua interezza e a quella sua sfaccimma di complessità che te la fa amare e schifare allo stesso tempo.

Perché poi, in realtà, non è il cuozzo, il parcheggiatore abusivo o il camorrista che te la fanno odiare questa città. Sono quelli che c’hanno la morale a comando e che si girano dall’altra parte quando il fatto non gli interessa a farti detestare questo posto. Perché non è il male in sé. Quello c’è ovunque, anche in posti che da qui ci sembrano paradisiaci. È la presunzione di sapere che la posizione in merito ad un fatto sia giusta e che il torto sia dall’altra parte.

Quanti ne conosco di napoletani così!

In certi casi, quando Napoli appare come una vittima, tutti quelli che nella vita si sono autodistrutti a furia di scelte sbagliate hanno la possibilità di gridare al mondo una cosa “giusta”.Ed è forse questo che li rende migliori di altri? È questo che li rende davvero “per bene”?

Che poi che cosa significa “per bene”?

Niente. Non significa assolutamente niente. Si può essere dei banditi con dignità e nobiltà d’animo come Robin Hood e si può essere dei perfetti stronzi anche vivendo nella famiglia del Mulino Bianco. E pure questa, a’ffinale, è ‘na cosa che s’adda dicere.

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Dopo due giorni di gestazione ci avviamo a scrivere le conclusioni di questa riflessione che chissà se è arrivata veramente da qualche parte. Sicuramente c’è una parola, un concetto chiave: lo stereotipo.

Ogni stereotipo nasce da un fondo di verità e non lo combatti negando quel fondo di verità ma intervenendo su di esso. Non si può far finta che un pezzo di questa città non esista, non abbia diritto a esistere, solo perché così è più comodo. Noi non ci definiremmo mai “brave persone”, “napoletani per bene”, “napoletani onesti” perché tra tutta sta brava gente ci stanno pure quelli che basta pizza e mandolino, “Napule adda cagna’”, viva il lungomare libbberato e tutti i turisti a San Gregorio Armeno; e che poi Peccato solo ca ncopp o lungomare ce stann e cuozz.

Tra tutta ‘sta brava gente ci stanno pure quelli che la gestiscono questa città. Quelli della cultura, quelli della politica, quelli dell’immagine pubblica. Tutti i responsabili del fatto che ci sta chi, nella vita, di essere brava gente proprio non se lo può permettere.

E poi pure il napoletano onesto è uno stereotipo. Il più pericoloso. Non solo per la divisione del mondo tra buoni e cattivi di cui parliamo nel pezzo ma perché innesca un meccanismo di auto-assolvimento generale. Di chi si sente onesto perché è onesto, di chi non sa che farsene dell’essere onesto e pensa a campare, e di chi dovrebbe intervenire nelle istituzioni, che avendo come riferimento due mondi che non si mischiano si rivolge sempre e solo dove è più facile.

E poi è una questione di dignità. È più offensiva l’intervista al bravo ragazzo di Scampia, per mostrare che a Scampia stann pure e bravi guagliuni, che quella dell’ex spacciatore. Pare l’esposizione del caso raro, quello da mettere sul piedistallo. Dell’eccezione.

Il quartiere è le sue storie di vita, le sue contraddizioni, i suoi problemi. Negare una parte della contraddizione perché è impossibile assimilarla al pezzo di mondo che teniamo noi in testa è la vera disonestà.

Perché finché qua si continua a immaginare la città come una maggioranza silenziosa che rispetta le regole e che è oppressa da una minoranza di animali che non le consentono di avere un’esistenza serena, da una minoranza che va negata, ghettizzata, fermata in qualche modo, non andremo da nessuna parte.

Nessuno al mondo ha il diritto di rivendicare la propria appartenenza a un pezzo di terra più di qualcun altro.

[Continua da qui]

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2 commenti

Archiviato in Blog, Fatti di Napoli

2 risposte a “Napoletani brava gente

  1. Daniele

    Basta Pizza e mandolino….è vero la pizza e il mandolino sono il male di Napoli…
    Se voleva essere un articolo contro il luogo comune mi sa che hai pestato un caccone di cavallo

    • Vincenzo Strino

      La merda, in genere, porta fortuna quando la si pesta per caso. E comunque si dice “post” e si differenzia da un articolo perché si esprime una opinione non necessariamente legata ai fatti. 🙂 😀

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