Occhio per occhio, Like4like

Ci evolviamo da millenni. Eravamo scimmie che berciavano ovunque e che copulavano felicemente a qualsiasi ora del giorno e della notte ed oggi siamo la copia barbuta di Ken, il marito di Barbie: acconciatissimi, depilati e sessualmente inutili.

In questo lento ruzzolare verso il declino abbiamo affrontato carestie, pestilenze, guerre sante per evolverci in tronisti.

Il sangue dei nostri avi (e dei meglio avi di chi vi è stra-avo) offerto in sacrificio a Maria De Filippi per rendere le nostre sopracciglia delle splendide ali di gabbiano che volano felici verso il nulla.

Ma l’evoluzione della specie, ci ricorda Darwin, non preserva i migliori ma coloro i quali sono più capaci da adattarsi all’ambiente circostante.

Tipo le fashion blogger.

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Piero Angela dovrebbe farci una puntata di “SuperQuark” sulle fashion bloggers, magari mandando il figlio Alberto a trovarne qualcuna a farsi i selfie tra un baretto ed un locale alla moda.

Ma siamo nell’epoca dell’apparenza, di Instagram e dell’ “occhio per occhio e like4like” e non sapere quale filtro mettere ad una foto non è il problema di una sola categoria.

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Apparire è una questione che riguarda tutte, nessuna esclusa. Il desiderio di essere come Naomi Campbell è svanito sotto una coltre di cellulite dovuta alle troppe patatine fritte e a quei panini con la Nutella dopo mezzanotte.

E se va benissimo non inseguire più cose che ti sembrano irraggiungibili come un posto di lavoro con orari decenti o una pensione, figuriamoci correre dietro canoni di bellezza estetica senza tempo quando una foto seminuda su un social a caso ti farà sentire apprezzata anche più di quella tua amica bellissima ed intelligentissima che però non si connette mai, no?

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Perché la mediocrità è rassicurante, confortevole, piena di certezze. In giro c’è un sacco di gente che si crede unica vestendo H&M e Zara. Persone con la personalità di un mobile Flarke dell’Ikea che va in giro a dirci come vestirsi, cosa mangiare e quando crepare.

Forse è il caso di dirlo, ma calcisticamente parlando siamo una generazione che ha smesso di inseguire la Champions perché provocava troppo stress ed abbiamo cominciato ad accontentarci della salvezza all’ultimo secondo.

Perché c’è la crisi…

Perché è un periodo un po’ così…

Perché l’anno prossimo chissà che succede…

E qui, a furia di navigare a vista, siam diventati tutti ciechi.

 

 

 

 

 

 

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