Archivi del mese: luglio 2015

Manuel e l’orgoglio dei ragazzi del Sud dentro il Sud

Manuel, studente “specializzando” alla Seconda Università degli studi di Napoli, è laureato col massimo dei voti ed è stato eletto miglior laureato in Economia del suo Ateneo a ventun anni. Ma questo non basta: c’è una paura che lo blocca, titoli a parte. È quella del futuro, nella terra del Sud Italia, per troppi anni violentata da malaffare e clientelismo politico. Un giorno scrive a Roberto Napoletano, il direttore del Sole 24 Ore il quale lo inserirà poi nel suo nuovo libro: “Nuovo viaggio in Italia”

Cover_Nuovo Viaggio in Italia

Io ne ho letto un pezzo e credo che ne valga la pena pubblicarlo anche qui:

«Salve direttore, sono uno studente “specializzando” della Seconda Università degli studi di Napoli e le scrivo in riferimento all’articolo “Partire da Napoli per restare a Napoli”. Ebbene io sono nato a Napoli, amo Napoli, e cerco ogni giorno di fare di tutto per creare un futuro migliore non solo per me, ma anche per la mia città, per la mia terra. Ogni santo giorno studio, leggo il “Sole”, mi informo, lavoro per pagarmi l’università, studio di nuovo fino a notte fonda per poi rifare lo stesso il giorno dopo… così facendo ho avuto sì tante soddisfazioni, laureato con 110 e lode, eletto miglior laureato in Economia del mio Ateneo a ventun anni, congratulazioni di professori eccetera, ma quante opportunità abbiamo davvero noi di Napoli di emergere?

Quante opportunità ho davvero io nel mio territorio dove aziende che cercano persone realmente qualificate, e in modo meritocratico, si contano sulle dita di una mano?

E allora l’idea che mi potrebbe venire sarebbe quella di “partire da Napoli per poi ritornare a Napoli”, ma anche in questo caso io per un’azienda sarò sempre una persona che viene da una università pubblica (e quindi a quanto pare dieci gradini sotto a un “laureato a pagamento”) e che viene dal Sud, ancor peggio da Napoli.

Leggendo il suo “pezzo” mi è venuta voglia di scriverle, perché io sono completamente d’accordo con quel concetto, sono completamente d’accordo con l’idea di Marinella, ma purtroppo sono davvero sfiduciato, sembra davvero che tutto quello che ho fatto, e sto facendo, non sia valso a niente solo perché altri hanno deciso per te che sia così. Mi piacerebbe avere una sua risposta, un suo punto di vista.»

Ho cercato Manuel per dirgli di non permettere mai alla sfiducia di entrare dentro di lui, di non perdere la grinta e la determinazione negli studi e di essere orgoglioso dell’amore che lo lega a Napoli, agli uomini, alle donne e alle cose del suo Sud. L’Italia di domani, quella sopravvissuta alle macerie civili ed economiche di questi anni terribili, ha bisogno di ragazzi con le capacità tecniche, il gusto della fatica e la pulizia morale che le sue parole rivelano.

Sono certo che questa Italia bella, forte, con il suo capitale di talento e di creatività, ci sarà e, per tornare a esserci, dovrà ripartire proprio dal suo Sud di dentro che penso di conoscere bene, quel pezzo di strade, terreni, case e umanità che congiunge Napoli a Caserta. Per almeno due considerazioni. Prima: non esiste un Paese clamorosamente spezzato in due, alla lunga non tiene più. Seconda: proprio lì, in quella terra che è Sud dentro il Sud, hanno sbagliato di più classe politica e (molto) altro e, quindi, di più ci sarà bisogno di uomini della tempra e delle conoscenze di Manuel, partiti “dieci gradini sotto un laureato a pagamento”.

Manuel ha avuto la fortuna di studiare, ma questa fortuna non è venuta dal cielo, è frutto della sua testa e del suo lavoro. Si spiega così: «Ho innovato il settore delle lezioni private e insegno economia con Skype in tutta Italia, per me è un’occasione di crescita importante e vedo che il flusso aumenta di giorno in giorno, sono studenti di atenei pubblici e privati, mi creda direttore io guadagno, pago i libri e vado avanti, ma è anche una bella soddisfazione».

Ha voglia di dirmi un’altra cosa: «C’è un professore al quale sono molto affezionato che mi ripete sempre che per emergere devo fare due o tre volte di più perché sono nella periferia di un Paese che è periferia del mondo; sono pronto a farlo, lo faccio, ma voglio contribuire a cambiare le cose».

Il professore di Manuel ha ragione, ma proprio per questo sono certo che lui ce la farà. I ragazzi del Sud di dentro quando decidono di mettersi in gioco non li può fermare nessuno. Possono anche lasciare per un po’ Napoli, Caserta, Marcianise, ma poi ritornano e riportano in casa qualcosa di ciò che hanno costruito fuori.

a t d

 

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COSE CHE NESSUNO TI DICE: Il caldo è tutta colpa degli immigrati (che lo portano illegalmente dall’Africa)

Due fatti oggettivi: il tema degli immigrati ed il caldo talmente forte che sembra di stare nel Sahara. Sui social e sulle pagine di giornale tante considerazioni in merito su entrambi gli argomenti. Nessuno però è stato in grado di mettere in correlazione i fatti. Cose semplici, banali, a cui nessuno ha pensato. Manco il capitano Salvini, probabilmente occupato a cambiare l’olio alla ruspa.

 

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Uno dei tanti immigrati appena sbarcati mentre chiede 1500 euro a noi italiani

GLI STUDI: Secondo gli scienziati del Trinity College di Marano, pare che tanti immigrati, provenienti da paesi dove fa notoriamente più caldo, portino il clima ad adattarsi alle persone e quindi, nel caso italiano, ad un innalzamento vertiginoso delle temperature. La teoria ha trovato già numerose conferme soprattutto nel fatto che le persone che si abbronzano producono più calore rispetto a quelli non abbronzati e questo, se pensiamo al fatto che gli immigrati sono tutti molto abbronzati e che stanno sempre uno vicino all’altro, porta ad un naturale aumento della temperatura del clima circostante.

LA SOLUZIONE. Secondo gli studiosi si dovrebbero portare in Italia un numero congruo di eschimesi, magari anche clandestinamente (tanto ormai le frontiere italiane sono più aperte delle cosce di Sara Tommasi), in modo da bilanciare il caldo africano con il freddo polare e ricreare quel perfetto mix tipico del Mediterraneo.

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Immigrato africano ed eschimese festeggiano dopo aver creato il clima perfetto sulla rotonda di Arzano

 

[Questa, chiaramente, è una notizia inventata per sfottere chi, in questi giorni, invece di andare al mare, batte le dita sulla tastiera per vomitare tutto l’odio possibile verso gente che non ha oggettivamente alcuna colpa se non quella di essere arrivata in un paese vecchio che non sopporta manco più sé stesso].

 

 

 

 

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