Archivi del mese: settembre 2015

Lettera di un vomerese a La7

[Dopo le polemiche nate per il servizio di La7 in cui venivano intervistati alcuni abitanti del Vomero sulla situazione attuale di Napoli, un ragazzo mi ha inviato questa mail che ho ritenuto giusto condividere. Certo, mi sono arrivati anche un po’ di insulti e di minacce per essere stato uno di quelli che ha condiviso il video ma, come disse una volta Rafa Benitez: “ci può stare”]. 

Alla cortese attenzione della redazione del Tg La7.

Vi scrivo in seguito alla messa in onda del servizio su Napoli in cui si intervistavano cittadini, soprattutto vomeresi, in merito all’esistenza di due Napoli. Sono anch’io un vomerese, anche se definirmi tale mi suona molto strano, in quanto ritengo di essere semplicemente napoletano,e sono rimasto negativamente colpito (per non dire arrabbiato) dalla qualità del vostro servizio.

Mi sarebbe piaciuto vedere, da parte di quello che ritengo il migliore Tg oggi a disposizione dei telespettatori italiani, interviste a napoletani di tutti i quartieri ed un’analisi oggettiva della realtà. Invece sono rimasto per l’ennesima volta deluso nel notare la miopia e forse i pregiudizi di giornalisti che magari a Napoli era la prima volta che venivano. Mi prendo il disturbo di scrivervi quanto segue non per stupido campanilismo o per congetture riguardanti un inutile revisionismo storico, ma semplicemente perché mi piacerebbe una giusta critica alla città assolutamente dovuta e necessaria.

Finché continueremo a permettere che a parlare di Napoli siano giornalisti che non conoscono la realtà della città o “cittadini vomeresi” che amano vivere nel loro guscio e che non escono dal proprio quartiere non capiremo mai i problemi di Napoli e conseguentemente non troveremo mai alcuna soluzione.

Come la maggior parte dei napoletani, e persino dei vomeresi, non amo passare la mia esistenza relegato in un confine di qualche km quadrato, così volente o nolente mi è capitato di “avventurarmi” anche in altre zone della mia città, senza tra l’altro destare mai sconcerto ad alcuno. Ora, alla luce di questo mio peregrinare, assurdo per quei quattro vomeresi che avete intervistato, mi è capitato di girare in tutti i quartieri della città, anche reiteratamente, e addirittura di stringere amicizia con persone che vivono nelle zone più sventurate di Napoli.

In questa mia esperienza e “pericolosa avventura”, che vivo quotidianamente, mi sono interrogato molte volte su cosa non andasse e la mia curiosità è arrivata a tal punto da porre domande anche a chi in quei quartieri del centro e della periferia ci vive. Forse ho trovato la risposta sul perché le cose non vanno, ma suppongo che non molti di voi si siano posti questa domanda. In questi quartieri non esiste lo Stato: affermazione che avrete sicuramente sentito molteplici volte, come del resto è capitato anche a me, ma vi siete mai chiesti che cosa vuol dire mancanza dello stato?

Siete mai stati in questi quartieri, girandoli, vivendoli, soffermandovi a qualcosa di più delle solite tre domande premasticate e rigurgitate a qualche sventurato passante?

Vi voglio rispondere raccontandovi cosa succede quotidianamente: l’altra sera ero a casa di amici di Secondigliano e mi hanno raccontato una cosa a cui ho avuto difficoltà a credere: per andare al liceo dovevano sopportare ogni giorno un viaggio di un’ora, e questo se il superaffollato e traballante pullman faceva la grazia di passare, questo perché nel loro quartiere, come del resto nella Sanità, a Soccavo, al Rione Traiano ed in tante altre zone non c’è nemmeno un liceo ed a mancare sono anche biblioteche, giardinetti, cinema, teatri.

In quei quartieri c’è solo squallore e povertà e la cosa più triste è che la maggior parte di queste zone, come ad esempio la Sanità, sono state trasformate e ridotte così non solo perché ogni anno vengono destinati sempre meno fondi a queste realtà, ma soprattutto a causa della stessa miopia che investe i giornalisti italiani. Così quartieri ricchi di cultura e di vitalità oggi stanno morendo e se non cominceremo tutti a cercare di comprenderne la ragione, senza soffermarci su inutili giudizi, la morte sarà inevitabile ed il danno non riguarderà solo noi napoletani, ma tutti gli italiani. Vi lascio con questa riflessione, sperando che anche grazie al vostro aiuto si faccia reale luce sui problemi di Napoli: se a nascere in quelle zone eravamo noi, chi saremmo stati oggi?

Avremmo avuto la forza di uscire da quelle realtà? Come e con quali strumenti?

 

la 7-2

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Sfrattata di casa nonostante viva da 20 anni sulla sedia a rotelle

Questa è una di quelle storie che vanno condivise e riprese pure quando i giornali ne parlano. Perché se le cose non cambiano vuol dire che non se ne è parlato abbastanza.

Annamaria Aletto ha sessantasette anni e da venti  è bloccata su una sedia a rotelle. Tra venti giorni verrà cacciata dalla casa in cui vive da quando era piccola. Con lei vivono il marito Mario, colpito da un ictus dieci anni fa e la prima figlia, Emma, che li sostiene in questa battaglia.

«La mia esistenza è una lotta continua. Questa per la casa è l’ennesima battaglia».  

Prima per il posto auto sotto casa, poi per la salute del suo piccolo nipotino ed ora, l’ennesima sfida per resistere ed avere ancora un tetto. Infatti, dopo varie peripezie e trattative col proprietario della casa in via Case Puntellate al Vomero, questa estate è arrivato l’ufficiale giudiziario che ha dato tempo alla famiglia fino alla fine di settembre.

«Infine ci hanno detto che il primo ottobre interverranno con la forza pubblica» ha raccontato Annamaria a Dario De Martino de Il Roma che oggi ha pubblicato la notizia.

Dopo aver passato una giornata intera all’esterno di Palazzo San Giacomo, qualcuno si è degnato di darle ascolto. «L’unica proposta che ci hanno fatto è di stare temporaneamente in un albergo, ma le condizioni di mio padre e le difficoltà di mamma rendono impossibile questa soluzione» racconta la figlia Emma. E ancora: «Abbiamo anche proposto al proprietario di aumentare la rata mensile ma non ne ha voluto sapere. Noi la disponibilità per trovare un’altra sistemazione non l’abbiamo».

Per mercoledì  16 previsto un incontro con le istituzioni: «Ma io non mi fido, mi hanno già detto troppe chiacchiere. Sono destinata a dover combattere per ogni cosa, ma vincerò anche stavolta».

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(La foto è di Dario De Martino)

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