Archivi del mese: aprile 2016

‘O cess e Napl

Due sparatorie a colpi di mitra in due giorni è una buona media. Non so se l’Istat, il Sole24Ore o addirittura TripAdvisor ne terranno conto, ma qui a Secondigliano non ne siamo molto sorpresi.

Due sparatorie: una contro dei vigilantes, l’altra contro una stazione dei carabinieri. Due modi diversi per dire che qui puoi fare quello che vuoi, anche sparare contro gente armata. A voi sembra normale? A noi secondiglianesi sì.

Ho sempre provato un po’ di insofferenza nell’ammetterlo, ma provo invidia persino per i quartieri-dormitorio perché il mio è il quartiere-cesso di Napoli. Il cacatoio politico dove un sindaco viene sei volte in cinque anni e solo in due di queste per momenti istituzionali. Qui Gomorra non è mai finita, la faida dura dal 2004 e, da allora, viviamo con la convinzione che la guerra sia la normalità.

Siamo la latrina mediatica di Scampia. Se le ultime due sparatorie fossero avvenute lì, a quest’ora ci sarebbero il Papa, Saviano, Maradona, radio e televisioni di ogni tipo, cantanti rap e musicisti jazz, tutti i comici di Made in Sud e l’ologramma di Bill Gates ad esaltare le qualità delle imprese nate lì negli ultimi anni. Qui invece, nel quartiere natio dei vari Di Lauro, Amato, Pagano e tutti i girati della Vanella Grassi, c’è un silenzio surreale come sempre.

Vorrei provare a spiegare che in realtà questo quartiere ha una storia passata dignitosa ma mi hanno sempre fatto tristezza quelli che per rialzarsi guardano indietro invece che avanti. Ci sto male ma non me la prenderò con la malavita. C’è chi si riempie la bocca con parole come “legalità” e “giustizia” voltandosi poi dall’altra parte quando succedono cose del genere ma non provo rabbia per loro. Non provo sentimenti per chi non può o forse, meschinamente, non vuole capire.

L’unica cosa che provo è vergogna per chi, come me, prova in tutti i modi a fare qualcosa di buono per questo posto ricevendo sempre vagonate di indifferenza. Perché forse sì, chist è over ‘o cess e Napl.

 

 

 

 

 

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Quei manifesti contro il sindaco di cui nessuno vuole parlare

Il primo lo vidi un mesetto fa. Ero al corso Vittorio Emanuele e prima di una curva me lo ritrovai davanti enorme e con un messaggio abbastanza criptico: 12966756_10209247544374188_422382442_n

“Art.6. Il Comune di Napoli favorisce lo sviluppo del sistema produttivo e promuove azioni positive per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro”

Lì per lì non ci capii molto ma mi incuriosì lo stesso. Sembrava un messaggio contro un regime dittatoriale, qualcosa di forte insomma. Oltre l’articolo c’era scritto chi era il “mandante”: UNIP – Unione Imprese Pubblicitarie.

A chi si riferiva questa Unione delle imprese pubblicitarie? Il “demAgogia” finale lasciava poche interpretazioni al caso visto che “demA” è il nome dell’associazione/lista del sindaco uscente, ma perché fare una protesta del genere dai toni così forti?

Nei giorni e nelle settimane successive io ed il resto dei napoletani dotati di occhi per guardare, abbiamo avuto modo di osservare altri cartelloni, sempre abbastanza polemici e sempre con lo stesso destinatario:

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Perché? Possibile che il Comune -ma il riferimento pare più verso il sindaco e alla sua associazione/lista demA- voglia eliminare i pubblicitari dalla città di Napoli? Perché sfruttare quegli spazi proprio ora che in campagna elettorale potrebbero essere venduti a qualche candidato?

Nel frattempo sono arrivati altri cartelli, questa volta con la scritta “AgOrà de Magistris” al centro, giusto per rendere più chiaro il messaggio:

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La polemica ormai è certa, ma è incredibile come nessuno, neanche sui social sempre solerti, abbia segnalato la cosa. Perché nessuno ha pensato di chiamare l’UNIP o il sindaco per chiedere cosa stia accadendo?

Agorà, tra l’altro, è anche il nome del comitato elettorale del sindaco uscente, situato in una galleria Umberto I sempre più ostaggio di abusivi e baby-gang. A proposito, strana città Napoli: prima di Pasqua tutti ad indignarsi per dei manifesti ma nessuno che muove bocca su uno stato della città al limite del pietoso se non per il lungomare e qualche altra strada. Ma questa è un’altra storia ed il web, si sa, cavalca sempre il trigger dell’indignazione e dello sberleffo piuttosto che quello della logica.

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Alla fine della storia, però, il dubbio è triplice:

  • Se è vero ciò che è scritto, perché de Magistris vuole far crollare imprese napoletane che danno lavoro?
  • Se non è vero, perché de Magistris non querela la UNIP come ha fatto tutte le volte che si sentiva attaccato?

Ma soprattutto: perché nessuno ne parla nonostante siano ovunque da mesi?

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