‘O cess e Napl

Due sparatorie a colpi di mitra in due giorni è una buona media. Non so se l’Istat, il Sole24Ore o addirittura TripAdvisor ne terranno conto, ma qui a Secondigliano non ne siamo molto sorpresi.

Due sparatorie: una contro dei vigilantes, l’altra contro una stazione dei carabinieri. Due modi diversi per dire che qui puoi fare quello che vuoi, anche sparare contro gente armata. A voi sembra normale? A noi secondiglianesi sì.

Ho sempre provato un po’ di insofferenza nell’ammetterlo, ma provo invidia persino per i quartieri-dormitorio perché il mio è il quartiere-cesso di Napoli. Il cacatoio politico dove un sindaco viene sei volte in cinque anni e solo in due di queste per momenti istituzionali. Qui Gomorra non è mai finita, la faida dura dal 2004 e, da allora, viviamo con la convinzione che la guerra sia la normalità.

Siamo la latrina mediatica di Scampia. Se le ultime due sparatorie fossero avvenute lì, a quest’ora ci sarebbero il Papa, Saviano, Maradona, radio e televisioni di ogni tipo, cantanti rap e musicisti jazz, tutti i comici di Made in Sud e l’ologramma di Bill Gates ad esaltare le qualità delle imprese nate lì negli ultimi anni. Qui invece, nel quartiere natio dei vari Di Lauro, Amato, Pagano e tutti i girati della Vanella Grassi, c’è un silenzio surreale come sempre.

Vorrei provare a spiegare che in realtà questo quartiere ha una storia passata dignitosa ma mi hanno sempre fatto tristezza quelli che per rialzarsi guardano indietro invece che avanti. Ci sto male ma non me la prenderò con la malavita. C’è chi si riempie la bocca con parole come “legalità” e “giustizia” voltandosi poi dall’altra parte quando succedono cose del genere ma non provo rabbia per loro. Non provo sentimenti per chi non può o forse, meschinamente, non vuole capire.

L’unica cosa che provo è vergogna per chi, come me, prova in tutti i modi a fare qualcosa di buono per questo posto ricevendo sempre vagonate di indifferenza. Perché forse sì, chist è over ‘o cess e Napl.

 

 

 

 

 

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