Archivi del mese: maggio 2016

Se la meritocrazia è roba da mafiosi

In Italia gli unici sistemi meritocratici sono le mafie.
Era da tempo che ci pensavo ma volevo scriverlo oggi mentre tutti ricordiamo Falcone dopo aver celebrato Impastato, Borsellino e tutti quegli altri morti che, una volta ricordati, abbiamo riposto nella naftalina per un anno.
 
Perché che senso ha ricordare ciclicamente se non ci si impegna a cambiare le cose?
La domanda la rivolgo a me ma credo che sia estendibile a tanti.
Ho la fortuna di lavorare in una radio che porta il nome di un giornalista che stava facendo il mio stesso percorso e che è stato ucciso barbaramente dalla camorra per ciò che pensava e scriveva. Ogni volta che esco da lì mi chiedo: sto facendo abbastanza per onorare il nome di Giancarlo Siani?
Molto spesso la risposta è no.
Anzi, lo è quasi sempre. E non perché anche io consideri Siani come un feticcio da adorare a tutti i costi, ma perché lui faceva il suo dovere con impegno ed io talvolta non penso di essere al livello della situazione professionale che mi compete.
Non basta la memoria, non basta il semplice ricordo, le parole vuote figlie di una polverosa retorica che ormai non attira più nessuno. Questo non è un mio pensiero ma un tristissimo dato di fatto: c’è un sistema in questa nazione che premia i migliori, che tutela le famiglie bisognose e che punisce chi sbaglia.
Non è lo Stato ma la Mafia.
Provo orrore nel solo scrivere queste cose e sono consapevole che -in un clima avvelenato già di suo come quello della campagna elettorale- mi inimicherò altri amici, ma più mi guardo intorno più sento la necessità di ricordarlo a me stesso e a chi, in questa trincea chiamata Italia, lotta per cambiare le cose senza cercare titoli o medaglie da eroi.

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